Tanti semplici suggerimenti e informazioni per conoscere le case in legno a basso consumo energetico, consigli per progettarle,
acquistarle, realizzarle e viverle.

I VANTAGGI DEL PAVIMENTO RADIANTE

IL RISCALDAMENTO A PAVIMENTO E’ UNA SOLUZIONE (GIUSTAMENTE) SEMPRE PIU’ DIFFUSA.  
SI PRESTA MOLTO BENE PER SCALDARE UNA VILLETTA IN LEGNO E PUO’ SOSTITUIRE EFFICACEMENTE I TRADIZIONALI RADIATORI.

Stiamo progettando una villetta prefabbricata in legno e vorremmo mettere il pavimento radiante e parquet su tutta la superficie.
Ho chiesto pareri alle varie ditte di case in legno e ho avuto opinioni discordanti. Alcune dicono sia meglio il massello, altri il multistrato, oppure la posa flottante rispetto all'incollato, altre lo sconsigliano del tutto.
In questo caos la mia idea sarebbe di fare un massetto in calce, parquet 3 strati con spessore 15 mm e posa flottante con apposito materassino per pavimenti radianti.
Questo per evitare al minimo collanti o altri prodotti che possano esalare sostanze con il riscaldamento.
Volevo sapere cosa ne pensa e quale sarebbe la soluzione migliore dal punto di vista del rendimento termico.


La posa flottante del parquet (non solo in una casa in legno) è sicuramente una buona scelta (a costi inferiori).  E’ ovviamente fondamentale che venga eseguita con accortezza, prevedendo i necessari giunti di dilatazione (ogni 5 metri circa). 
Va bene anche la scelta di ridurre al minimo necessario le colle, che non sono certamente il massimo per la salute, a maggior ragione in presenza di un pavimento radiante (il calore aumenta il rilascio di sostanze volatili).
Proprio gli sbalzi termici possono farci propendere verso questo tipo di soluzione, in quanto un pavimento incollato senza giunti (oltre a rilasciare composti) potrebbe subire nel tempo delle dilatazioni dovute agli sbalzi termici a cui è sottoposto, senz’altro da evitare. 
Un buon parquet incollato non dovrebbe muoversi in nessun modo nel tempo, ma il rischio c’è, almeno in teoria (soprattutto per essenze poco stabili come il faggio).
In questo caso è meglio scegliere un prefinito rispetto ad un listello pieno, per la maggiore adattabilità alle dilatazioni termiche, indirizzando la scelta verso un pavimento in rovere o in noce (meglio se con supporto in abete).
Termicamente, il pavimento incollato direttamente sul massetto dovrebbe sempre garantire un rendimento superiore, per la presenza di aria (isolante) nell’intercapedine nel flottante.  Si dovrebbe pertanto inserire un materassino ad alta conducibilità termica per migliorare la trasmittanza e compensare il maggior isolamento.
Evitiamo tappetini isolanti che possono abbattere di molto la resa termica dell’impianto.
Nel caso pratico e specifico degli edifici a basso consumo, non cambia moltissimo tra i vari tipi di posa dal punto di vista delle prestazioni energetiche (se eseguita correttamente), poichè le case prefabbricate riducono moltissimo il carico termico rispetto ad un edificio poco isolato.
Un buon pavimento radiante andrà isolato nella parte sottostante la serpentina (per evitare inutili dispersioni), progettato e tarato correttamente in base al materiale di finitura ed al tipo di posa.
La temperatura dell’impianto dovrebbe al limite essere più alta di un paio di gradi in presenza di un pavimento in legno flottante rispetto ad un parquet incollato.
Se proprio vogliamo incollare in parquet sul massetto di posa, chiediamo di utilizzare colle ecocompatibili da bioedilizia, che limitino il rilascio di sostanze nocive per la salute (soprattutto formaldeide).
Le micro fessurazioni sono inevitabili in quanto il legno non è plastica, ma un materiale vivo che risente delle variazioni termiche, che tende a dilatarsi in presenza di calore e a contrarsi quando la temperatura è più bassa (le micro fessure tenderanno in tal caso a scomparire). 
Si tratta di un comportamento naturale e del tutto accettabile.
Va infine detto che gli impianti radianti di nuova concezione installati nelle case prefabbricate tendono a limitare tutti i “contro” sin qui elencati, rispetto al riscaldamento a pavimento (ad alta temperatura) di concezione superata che si montava sino a pochi anni fa.

GLI EDIFICI BLOCKHAUS

Sono una studentessa di architettura e la mia tesi ha come oggetto i sistemi prefabbricati in legno (a tal proposito devo ringraziarla per il materiale che mi offre con il suo blog).
Che tipo di fondazione si usa con un sistema costruttivo Blockhaus?
E' possibile realizzare forme curve e tagli asimmetrici con questo sistema? o sono legata a forme più scatolari?
E' possibile sfruttare dei fori in prossimità delle perline in legno per far passare gli impianti?

Si tratta di un sistema costruttivo ad incastro, basato sull’impiego di tronchi massicci di varie dimensioni, squadrati o stondati, sovrapposti tra loro orizzontalmente, tradizionalmente radicato nei paesi del nord e dell’est Europa, proprio per l’ampia disponibilità di legname di quelle regioni.
Gli edifici blockhaus sono un concetto costruttivo tradizionalmente legato alla cultura locale, quanto l’utilizzo del laterizio lo è nel nostro paese.
Le pareti possono essere esterne od interne (divisorie o portanti) e sono caratterizzate da una notevole solidità.
Il giunto ad incastro permette di congiungere saldamente le pareti, rendendo impossibile il  movimento  delle pareti in direzione longitudinale.

Il legno è lasciato a vista, sia all’esterno dell’edificio, che all’interno degli ambienti, valorizzando la bellezza ed il calore del materiale che acquista una valenza non solo strutturale.
In questo caso il maggior pregio di queste strutture è anche il loro principale limite, in quanto l’inserimento in contesti estranei alla tradizione delle blockhaus appare difficile.
Il legno a vista è poi facilmente soggetto all’attacco dell’umidità, di insetti e microrganismi che ne possono minarne la durata nel tempo delle strutture, soprattutto nelle zone climatiche ad alto tasso di umidità ed ampie escursioni termiche tra estate ed inverno.
Rispetto agli edifici intonacati, le blockhaus necessitano di intervenire regolarmente con interventi di manutenzione frequenti e costosi, su tutte le superfici esposte all’azione logorante degli agenti atmosferici.
Anche fessurazioni ed abbassamenti della struttura stessa sono possibili, a causa dei movimenti di dilatazione del legno sottoposto alle differenti condizioni climatiche stagionali (il legno è un materiale “vivo”, che si adatta alle escursioni termiche ed igroscopiche).
La realizzazione di pareti curve appare problematica, come tutte le costruzioni in legno, mentre si possono realizzare pareti segmentate.
L’ancoraggio delle blockhaus viene effettuato sempre su platea in cemento armato, così come il calcolo strutturale non si discosta dagli altri edifici basati su parete massiccia (X-Lam, MHM).
Solitamente gli impianti idraulico ed elettrico vengono predisposti nelle pareti e successivamente rivestiti di perline in abete piallate.
Le blockhaus di moderna concezione utilizzano strati di tavole inchiodate, massicce o lamellari, limitando le problematiche delle vecchie abitazioni in legno.
Queste strutture hanno prestazioni termiche inferiori a quelle degli edifici in legno mirati al risparmio energetico e si prestano soprattutto alla realizzazione di abitazioni nelle zone di montagna.

LA RAZIONALITA’ DELLE ABITAZIONI PREFABBRICATE

LA PIANTA ORIENTATA RISPETTO AL PERCORSO SOLARE E’ UNA CARATTERISTICA DELLE CASE PREFABBRICATE E SI FONDA SULL’APPLICAZIONE DI UN BASILARE PRINCIPIO DI BIOCLIMATICA, CHE RIDUCE AL MINIMO LE FOROMETRIE A NORD E MASSIMIZZA IL GUADAGNO SOLARE ATTRAVERSO LE VETRATE POSTE A SUD.

La disposizione degli ambienti delle abitazioni quasi mai possiede fondamenta logiche.
In molti casi, i principi speculativi portano a ricavare, a qualsiasi costo, la famigerata “stanza in più”, con una scolastica applicazione degli standards normativi minimi (le altrettanto famigerate camere da 9 e 14 mq).
Le logiche formali, soprattutto negli ultimi anni, hanno prevalso sulla funzionalità abitativa, penalizzando la distribuzione degli spazi indoor.
Le case prefabbricate mirano piuttosto a massimizzare l’isolamento termico, limitando le dispersioni energetiche a partire dalla configurazione del volume edilizio, sino alla disposizione di locali e finestre.

Senza entrare troppo nel tema, vi è un interessante corollario che scaturisce da un corretto approccio bioclimatico al progetto. Una casa ben concepita per risparmiare energia, quasi certamente comporterà un’eccellente disposizione degli ambienti.
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Ad esempio, i bagni e gli ambienti di servizio andranno posizionati a nord, così come la scala, quest’ultima in posizione centrale.
Le case prefabbricate a catalogo appaiono esemplari da questo punto di vista.
Disegnate su pianta semplice (quadrata o rettangolare) ed orientata, si basano quasi tutte su pochi modelli tipologici, senza peraltro variare molto da ditta a ditta.
Questo aspetto dovrebbe far riflettere chi si accinge a studiare il progetto della propria abitazione. Ecco che gli ambienti di soggiorno dovrebbero godere della luce solare, seguendo una disposizione quasi “obbligata”.
Le case prefabbricate a catalogo presentano interessanti soluzioni anche dal punto di vista del dimensionamento dei singoli ambienti.
Distanti dai parametri speculativi filo-immobiliari, mirano al massimo benessere, non solo microclimatico, dei propri occupanti.
I criteri progettuali adottati privilegiano la dilatazione degli spazi a scapito del numero delle stanze, un procedimento assai diffuso nei paesi in cui le case prefabbricate hanno origine.
Anche in questo caso prevale l’assoluta razionalità.
Un bagno di servizio sarà necessariamente piccolo, un lavabo e un wc, punto. Il bagno principale, al contrario, deve essere grande (10, 12 mq, quasi inconcepibili) e luminoso, con molte finestre.
I tristissimi 14 mq, misura standard per la maggior parte delle camere matrimoniali italiane, sono adeguati piuttosto per ricavare una camera singola. Si alle cabine armadio ed ai disimpegni spaziosi, possibilmente illuminati ed aerati, no ai tortuosi corridoi larghi 1 mt – un metro.
Ed ancora, prevediamo un locale tecnico. 
Gli impianti per la produzione di energia e per la climatizzazione di una casa moderna (naturale, ecologica, ma moderna) sono tanti, una tendenza che si accentuerà nei prossimi anni. Ecco che l’accumulo dei pannelli solari, l’inverter del fotovoltaico, la caldaia (o pompa di calore), la ventilazione meccanica controllata vanno previsti o predisposti e necessitano di un ambiente di dimensioni adeguate.
Può essere utile prevedere una lavanderia in cui trovino sede una lavatrice, l’asciugatrice, lo stendibiancheria ed un lavello.
Sarà altrettanto comodo prevedere un retrocucina da utilizzare come dispensa.
Questi ambienti, guarda caso, sono presenti nella maggior parte delle case prefabbricate proposte a catalogo dalle aziende produttrici.
Lo ripeto ancora una volta, a costo di apparire noioso. Prima di pensare all’estetica della nostra casa, iniziamo a studiare le piante delle case modello ed a comprenderne i semplici e razionali principi.
Il progetto della nostra abitazione ne potrà solo guadagnare raggiungendo un migliore isolamento termico ed un’elevata qualità funzionale.

CALDO RECORD E CASE PREFABBRICATE

Ricevo e pubblico da una lettrice:

In riferimento all’efficienza energetica delle case prefabbricate in legno, e in particolare al suo articolo sull’isolamento dal caldo,
volevo solo fare una precisazione, che mi sembra doverosa, visto che lei già mi sembra persona – e professionista – precisa, attenta al contesto e intellettualmente onesta.



Lei ad un certo punto scrive:
“Sembra sempre più difficile accettare il fatto che d’estate “faccia caldo”.
In passato ci si difendeva dal caldo e dal freddo in modo naturale, progettando gli edifici con criteri costruttivi passivi efficaci, senza la necessità di ricorrere ad un’impiantistica spinta ed energivora.
Eppure ci capita spesso di pensare alle “case vecchie” come ad edifici freschi d’estate o al piacevole tepore di un semplice caminetto acceso”.

Posto che anch’io sono d’accordo con lei sul fatto che in giro c’è troppa gente che esagera con l’aria condizionata, e che è assurdo entrare in un supermercato e trasformarsi in statue di ghiaccio per poi “sciogliersi” quando se ne esce, o è altrettanto assurdo doversi portare in ufficio la sciarpa o la felpa per non ammalarsi, vorrei solo precisare che in passato, diciamo una trentina di anni fa, quando ero una bambina, le stagioni erano climaticamente diverse dalle attuali.
Mi spiace dover ricorrere al proverbio, ma è proprio vero, “non ci sono più le mezze stagioni”; “ai miei tempi” la primavera era sui 20 gradi (dobbiamo ripensare a questo maggio 2011? Per la cronaca, il 30/04/2011 ho portato i bambini in piscina, perché c’erano 30 gradi!!!), l’estate era calda ma non afosa come ora (e raramente si raggiungevano così di frequente i picchi di 33/35 gradi), l’autunno era mediamente piovoso e le temperature tornavano a calare, accompagnandoci verso inverni a volte rigidi (ma nevosi, quindi comunque “mitigati” dalla neve), altre volte miti.
Soprattutto qui a Milano, nella maledettamente infossata Pianura Padana, questo cambio climatico si sente eccome e, per favore, non mi dica anche lei che si tratta solo di suggestioni amplificate dai media perché “… in realtà, dai rilevamenti effettuati dai centri meteorologici negli ultimi 100 anni, l’estate più torrida fu quella del 1902, in cui, nella cittadina di Vidigulfo, si registrò per un solo giorno e solo alle ore 14.00 la temperatura record di 39,7 gradi…….” (giusto per parafrasare i “media” di cui sopra).
Mio papà mi parla ancora di una sua dipendente sudamericana, venuta in Italia più di 25 anni fa, che gli esternava sempre la sua ammirazione per il meraviglioso clima mediterraneo che aveva trovato qui, e che invece mancava nel suo Paese… e dalle descrizioni che ne faceva, il clima sudamericano di allora mi sembra purtroppo molto simile a quello italiano di adesso.
Insomma, ammettiamolo, qui
il clima sta diventando tropicale, senza troppi giri di parole: abbiamo periodi torridamente cocenti, poi periodi esageratamente piovosi, e infine periodi rigidi, ma in quest’ultimo caso molto più rigidi del “rigido” tropicale, perché comunque alla fine restiamo sempre e comunque attorniati da catene montuose che fanno sentire anche loro la propria influenza.
Per illustrarle ulteriormente le cose, le faccio un esempio: mi ricordo perfettamente che, da adolescente, rientravo a casa da scuola alle 2 del pomeriggio di giugno, con in spalla lo zaino di poliestere, che faceva sudare solo a guardarlo, strabordante di libri e di dizionari, e riuscivo a permanere all’interno dell’autobus, che era un cassone di ferro e lamiere sbuffante gasolio, inquinante come una petroliera, col motore che scaldava l’abitacolo manco fosse una caldaia industriale, senza sudare, senza boccheggiare per il caldo, senza sentirmi mancare l’aria a causa dell’afa… ed erano sufficienti i finestrini abbassati!

Al massimo avevo una striscia di schiena sudata in prossimità della zona su cui poggiava lo zainone, ma quello credo fosse proprio per colpa del poliestere.
Oggi, invece, se si sale su un autobus che non ha l’aria condizionata, si scende alla fermata successiva, sebbene non sia la nostra. Anche se i finestrini vengono abbassati, il mezzo si surriscalda talmente che si preferisce sfidare la sorte scarpinando fino alla propria destinazione a piedi, anche rischiando l’insolazione, piuttosto che assicurarsi il ricovero ospedaliero certo per disidratazione e colpo di calore.
Quindi, tornando al discorso iniziale, è vero, spesso e volentieri si usa l’aria condizionata in maniera smodata ed eccessiva, ma l’estate non è più quella di una volta, la temperatura e l’umidità sono sensibilmente aumentate, peggiorando la nostra percezione del caldo, e a volte difendersene in modo naturale, magari semplicemente arieggiando le stanze nelle ore più fresche e ombreggiandole in quelle più calde, non è sufficiente.
E anche in alcune care “case vecchie” ci si ritrova purtroppo costretti ad installare il condizionatore.
In conclusione, in questo articolo lei di massima ha ragione, ma non per tutti i contesti. Spero non me ne voglia!



Fatta eccezione per la torrida estate del 2003, le ultime stagioni hanno alternato periodi di grande caldo (agosto 2011 non ha fatto eccezioni), più o meno prolungato, ad un clima nella norma, con temperature spesso gradevoli (ma non vivo a Milano).
I miei ricordi d’infanzia sono molto simili a quelli della lettrice, ma temo che dipenda dalla diversa percezione del caldo che si ha da ragazzini…

L’installazione di un impianto di aria condizionata nelle case prefabbricate è chiaramente possibile.
Ci si può limitare alla semplice predisposizione, in genere economica, rimandando il completamento dell’impianto alla successiva verifica del comportamento estivo dell’edificio.
I principali impianti di raffrescamento alternativi all’aria condizionata sono
le pompe di calore a ciclo reversibile (a pavimento o ad aria) e gli impianti di ventilazione meccanica controllata dotati di centralina di refrigerazione e deumidificazione.
Si tratta di
soluzioni tecniche a basso consumo di energia e, pertanto, ecologiche e perfettamente compatibili con la filosofia costruttiva degli edifici in legno.
Se non è davvero possibile evitare il ricorso all’aria condizionata, l’impianto va utilizzato correttamente, impostando temperature d’esercizio non troppo basse (pari alla metà della temperatura esterna + 10° C), con una bassa velocità dell’aria (inferiore a mezzo metro al secondo) e pulendo regolarmente i filtri.

(VARIE) DOMANDE SULLE CASE PREFABBRICATE

LE TEMATICHE SULLE CASE PREFABBRICATE SONO POTENZIALMENTE INESAURIBILI.
IL MATERIALE PUBBLICATO REPERIBILE SUL BLOG E’ DAVVERO VASTO E PUO’ ESSERE UTILE FORNIRE QUALCHE RISPOSTA SINTETICA A SPECIFICI QUESITI.

Volevo chiederle alcune informazioni che, pur andando a caccia selvaggia nel web, non ho ancora avuto:
La prima riguarda l'umidità che nella nostra zona si sviluppa tanto d'estate, quanto d'inverno: il legno, che mi risulta essere suscettibile a questo clima, non si rovina? 
Come viene impedito che la forte presenza di umidità rovini la struttura in legno?

Legno ed acqua non vanno d’accordo.
La persistenza di condizioni d’alta umidità può senz’altro danneggiare l’abitazione. In particolare vanno temute le risalite d’acqua dal terreno per capillarità dovute allo scarso isolamento dell’attacco al suolo dei muri e l’assenza di guaine impermeabilizzanti. Devono perciò essere eseguite tutte le disposizioni costruttive e le norme tecniche fornite dalla ditta di case prefabbricate per la realizzazione della platea di fondazione. Questo è soprattutto il vero punto critico.
Le pareti finite a cappotto non risentono delle condizioni ambientali esterne e possono essere montate senza problemi anche in zone considerate umide.

Come è possibile che con un terreno di proprietà mi vengano richiesti tanti soldi al mq, tanti quanto quelli di comprare da altra parte e senza le enormi incombenze di costruire??
Il mercato immobiliare dei terreni segue il principio della domanda e dell’offerta.
Negli ultimi anni i lotti edificabili inclusi nei piani regolatori comunali si sono letteralmente esauriti. I pochi terreni residui vengono attualmente venduti a prezzi senz’altro non compatibili con la disponibilità economica del cliente medio delle case prefabbricate.

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Come è possibile che geometri (non architetti, geometri!!) chiedano dal 10 al 12% del valore commerciale della casa finita, per progetto, inerenze e varie altre incombenze tecniche?

La parcella di un geometra (come per qualsiasi progettista) è normata da precise tabelle di calcolo, che si dovrebbero sempre applicare. Solitamente è prassi usuale proporre al cliente uno sconto più o meno sostanzioso. Tenga comunque presente che gran parte dei suoi soldi vanno al fisco e che al tecnico resta meno della metà di quanto indicato in fattura.

Ho letto che non conviene avere due differenti figure: il tecnico e l'azienda costruttrice. E' vero?
In Italia, anche per realizzare edifici ecosostenibili come le case prefabbricate serve un progettista e un direttore lavori (e molte altre figure previste da normativa).
Le ditte di case prefabbricate in legno (come qualsiasi impresa di costruzioni) si limitano a fornire la struttura (mentre in Europa le cose vanno diversamente).


La garanzia che viene tanto decantata dalle case costruttrici: su cosa viene data tale garanzia? Inoltre molte delle piccole e giovani aziende che effettivamente fanno innovative proposte, come possono dare una garanzia trentennale, con capitali versati irrisori...mi spiego se fra 10 anni ho un problema a chi mi rivolgo se ora nascono in moltissimi, ma resistono in pochissimi?

In Italia qualsiasi costruttore deve dare una garanzia a copertura dei difetti strutturali pari a 10 anni (salvo cause esterne dimostrabili).
L’estensione di tale garanzia a 30 anni è una scelta di molte aziende di case prefabbricate ed un aspetto davvero interessante che va concretamente incontro al cliente.
Per quanto riguarda la sua seconda affermazione non ho nulla da aggiungere, dato che ha centrato in pieno il problema.

Inoltre l'ultimo ed annoverato dubbio riguarda invece la competenza dei "tecnici comunali": ad esempio, nel comune dove abbiamo intenzione di costruire, il terreno si trova in mezzo a tante altre case, tutte realizzate negli anni ’70, ma soprattutto troviamo: una casa a due piani, una ad un piano rialzato, una piano terra, una a tre piani. Ed ancora,tetti a due falde, tetti a quattro falde e, in risposta alla nostra volontà di voler costruire una casa ad unico piano, mi viene detto che è assolutamente impossibile e che va rispettato il piano edilizio che prevede: casa a due piani con uno stile rurale (qual'è?), tetto a due falde, lontananza dalla strada in linea con le altre case e non più dentro; insomma una serie di vincoli che ci impediscono di costruire come vogliamo!!
Come è possibile che nel comune adiacente permettano di realizzare obbrobri che non hanno ne capo ne coda?!?!?

Questo tema è davvero interessante e sarà oggetto di uno specifico articolo.
Mi limito quindi ad un paio di personalissime considerazioni.
Negli anni ’70 la regolamentazione urbanistica lasciava davvero a desiderare.
E’ chiaro che il fatto di costruire in una parte del territorio disomogenea per tipologie e caratteristiche costruttive non deve in ogni caso permettere il libero arbitrio.
Un minimo di regole è necessario e va rispettato, ma deve comunque prevalere il buon senso.
La capacità di un bravo progettista è anche quella di riuscire a dare forma compiuta ai vincoli del sito e delle norme previste nel piano regolatore.
Ogni amministrazione possiede i propri strumenti urbanistici, ma concordo con lei che bisognerebbe che comuni vicini si dotassero di strumenti di pianificazione intercomunali (o sovra-comunali) in grado di dare coerenza ad un territorio omogeneo di grandi dimensioni, senza contrasti evidenti tra un confine e l’altro.
Le case prefabbricate possono adattare la propria forma al contesto e pertanto questo aspetto non costituirà comunque un problema.

GUIDA ALLA “GUIDA ALLE CASE PREFABBRICATE”

TANTO MATERIALE DISPONIBILE, TANTI ARTICOLI TEMATICI, RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LETTORI, TECNICA, PROGETTAZIONE, VANTAGGI. 
LA GUIDA ALLE CASE PREFABBRICATE E’ UNO STRUMENTO UTILE, MA SEMPRE PIU’ IMPEGNATIVO.

Ho letto molti articoli, ma sembrano non finire mai…..
Sono molto interessanti, ma …. troppi…..
Più leggo e più mi viene mal di testa…..
C’è un modo per selezionare i post?.....

Quando ho iniziato a pubblicare articoli sulle case in legno (nel 2009) mi ero posto un unico obiettivo:  dare risposta compiuta ai molti dubbi che assillano il potenziale cliente di una casa prefabbricata, far luce sui pregiudizi verso il legno, aiutare a comprendere il percorso da compiere per realizzare un edificio a basso consumo prefabbricato.
Scelsi la piattaforma blogger per la sua semplicità, sacrificando la forma sull’altare dei contenuti.
Oggi questa scelta si rivela, in parte, un limite, a fronte di quasi 300 articoli pubblicati.
Il lettore che entra nel blog per la prima volta si trova in difficoltà, poiché la struttura del blog mette in evidenza gli ultimi articoli, sacrificando i post più vecchi, meno accessibili, pur sempre validi ed attuali nei contenuti.
Qualche strumento è a disposizione del lettore per ovviare il problema e ricercare gli articoli più pertinenti. 

-      Gli “ARTICOLI PUBBLICATI” (colonna a sinistra) permettono di reperire, mese per mese, i singoli articoli, evidenziando il titolo.
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-      La “RICERCA NEGLI ARTICOLI” (colonna a destra) permette di digitare una singola parola, ottenendo gli articoli più pertinenti.  A mio avviso uno strumento estremamente utile.
-      Il “RANDOM POST” (colonna a destra) sceglie semplicemente un post a caso. 
-      Cliccando sul testo evidenziato negli articoli si viene rimandati a post che approfondiscono il contenuto sottolineato.  Anche questa può essere una modalità utile per “muoversi” tra i post.
-      In fondo ai singoli articoli (vanno aperti singolarmente, cliccando sul titolo), compaiono infine 4 miniature collegate ad altrettanti articoli dello stesso argomento (analogamente alle “etichette”). 

Si tratta di strumenti intuitivi e certamente scontati per molti lettori, ma possono aiutare certamente chi ha meno dimestichezza con un blog.
Un’ultima annotazione rispetto alle richieste che mi giungono via mail.
Scrivere articoli richiede tempo ed energia che sottraggo volentieri alla mia attività di tecnico. 
Rispondo con piacere alle domande di interesse generale (utili per fornire nuovi contenuti e spunti di approfondimento).
NON RISPONDO a richieste generiche di consulenza (gratuite o non), non compatibili con la mia attività lavorativa che privilegia gli incarichi ed i committenti con cui ho preso dei precisi impegni professionali, possibilmente non troppo distanti dal mio studio.
Resto a completa disposizione di chi necessiti di un tecnico specializzato sulle case prefabbricate a basso consumo o desideri un preventivo per la costruzione di una casa in legno.