Tanti semplici suggerimenti e informazioni per conoscere le case in legno a basso consumo energetico, consigli per progettarle,
acquistarle, realizzarle e viverle.
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CASE PREFABBRICATE SENZA IMPIANTI

L’ELEVATO ISOLAMENTO TERMICO DELLE CASE IN LEGNO LIMITA AL MINIMO LE DISPERSIONI DI CALORE NEI MESI FREDDI E RENDE INUTILE L’INSTALLAZIONE DI UN IMPIANTO DI ARIA CONDIZIONATA.

Buongiorno Architetto, sono un suo giovane collega progettista del centro Italia.
Un mio committente vorrebbe costruire una casa passiva vicino a Roma, rinunciando del tutto agli impianti di riscaldamento (per capirci, non vorrebbe nemmeno una stufa).
La sua idea sarebbe una casa con pareti esterne in muratura molto coibentate, non avendo problemi di volume, ma stanno prendendo in considerazione anche le case in legno.
Sono capitato sul suo blog per caso e mi pare di capire che lei possieda una certa esperienza in merito, mentre per me (e per la maggior parte dei tecnici della capitale) questi edifici in legno sono una vera e propria novità.
Non voglio farle perdere ulteriormente tempo, mi basterebbe un veloce e autorevole parere su una casa passiva senza impiantistica nella periferia di Roma.

L’idea di realizzare una costruzione in legno passiva (sul serio) è indubbiamente intrigante.
Come progettista, non mi sono mai particolarmente appassionato agli aspetti impiantistici che, pur rappresentando un aspetto importante di un abitazione a basso consumo, non sono il principale oggetto della mia attività professionale, pur trattando il tema estesamente sul blog.
Il clima piuttosto temperato potrebbe agevolare una progettazione mirata, in quanto i “picchi” di freddo estremo, pur occasionalmente presenti, sono limitati durante l’inverno rispetto alla fascia climatica del nord Italia nella frequenza e nelle temperature.
Il collega architetto si dovrà comunque documentare a fondo, basando la progettazione soprattutto su valutazioni di carattere termotecnico.
Semplici ipotesi di massima non possono essere soddisfacenti, mentre deve essere eseguita una valutazione completa supportata da un software di calcolo, che deve considerare parametri come il volume della costruzione, l’orientamento dell’edificio, l’isolamento dell’involucro, il guadagno solare, il posizionamento delle vetrate, le ombreggiature (presenza di edifici, alberi, montagne o schermature).
Insomma, tanti auguri e buon lavoro.
La lettera del collega fornisce l’occasione per comprendere il reale potenziale energetico delle case prefabbricate, ovvero, fino a che limite è possibile spingere l’isolamento termico di un edificio in legno e quali sono i reali vantaggi?
Nell’ottica pragmatica di valutare semplicemente costi e benefici, una casa passiva di legno senza impianti avrebbe un prezzo piuttosto elevato, in quanto le soluzioni più performanti offerte delle ditte costruttrici di case prefabbricate non sono sufficienti allo scopo, in quanto richiederebbero un minimo di impiantistica per fronteggiare i periodi più freddi dell’anno e ci si dovrebbe comunque rivolgere a ditte più flessibili per progettare ad hoc una parete esterna di notevole spessore, difficilmente reperibile (con qualche eccezione) tra le aziende più conosciute.
Ovviamente andranno curati al massimo tutti gli aspetti costruttivi dell’involucro, dall’attacco al suolo alla copertura, scegliendo con attenzione infissi e vetri (termicamente, il punto debole dell’edificio), scongiurando i ponti termici e le eventuali falle (anche l’impianto elettrico dovrà essere “a tenuta”).
Fondamentalmente si tratta di una direzione poco redditizia, in quanto il vantaggio energetico rispetto alle soluzioni “standard” (di per se molto isolate) risulta limitato e non verrà mai compensato negli anni dal risparmio sulle minori bollette.
In ogni caso buona parte dei consumi energetici dipende dagli usi sanitari (necessari anche in una casa in legno passiva – o queste persone non si lavano….????), per cui gli impianti servono, eccome.

IMPIANTI E FABBISOGNO TERMICO NELLE CASE A BASSO CONSUMO

IL CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO DI UN EDIFICIO CONSIDERA SVARIATI FATTORI E NON PUO’ ESSERE OVVIAMENTE LIMITATO ALL’ANALISI DELLA SOLA STRATIFICAZIONE DELLA PARETE ESTERNA.

Desidero complimentarmi con lei sia per il blog che per il libro, ha destato molta curiosità ed ha fugato molti dubbi, ma uno molto importante mi è rimasto, ovvero come misurare e/o calcolare il fabbisogno termico di una casa in legno.
Le chiedo perchè abbiamo acquistato un terreno e ci siamo fatti fare un progetto che tenga conto delle esposizioni solari, con buoni frangisole e corretta disposizione dei punti cardinali.
Ora però dobbiamo andare a definire che impianti corretti abbinare.
Noi non vorremmo il gas, siamo propensi al solare e fotovoltaico, nonchè la pompa di calore, cosa ne pensa?

case, basso-consumo
Il fabbisogno termico di un edificio comprende il consumo di energia per il riscaldamento invernale (e l’eventuale raffrescamento estivo), oltre all’acqua calda sanitaria, che è ovviamente indipendente dal grado di isolamento del fabbricato.
Anche un edificio a bassissimo consumo energetico, in grado di limitare al minimo le dispersioni termiche, consumerà una certa quantità di gas o elettricità per scaldare l’acqua sanitaria, la cui entità dipende dalle dimensioni e dalle abitudini del nucleo abitativo.
Un calcolo termico corretto non è quindi possibile senza un coinvolgimento del committente, in quanto esso andrà tarato sulle esigenze, personali e specifiche, delle persone che abiteranno l’edificio.
La componente termica delle case in legno a basso consumo è generalmente minima, grazie al notevole isolamento termico dell’involucro edilizio, ma va comunque calcolata in base all’orientamento, alla fascia climatica ed allo sviluppo superficiale del volume edilizio, che può risultare più o meno disperdente.
La scelta dell’impiantistica più idonea per una casa prefabbricata non dovrebbe mai essere fondata su criteri puramente emotivi (che bella la VMC, mi piacerebbe eliminare il gas, vorrei il fotovoltaico,....), ma va considerata l’effettiva richiesta di energia complessiva, considerando che gli impianti termici vanno correttamente dimensionati in funzione del reale fabbisogno.
Le eventuali soluzioni alternative vanno confrontate nell’ottica di un rientro economico, comunque in un arco di tempo ragionevole e non superiore ai 10 anni, tenendo conto di eventuali incentivi fiscali e di un minore costo dell’energia per le soluzioni basate sulle fonti rinnovabili come il solare e le biomasse.
Per fare un esempio, le pompe di calore geotermiche possiedono un coefficiente di rendimento molto elevato e consumano poca energia elettrica per il funzionamento (sono quasi sempre in abbinamento a pannelli solari fotovoltaici), con consumi insignificanti per le case in legno a basso consumo, ma hanno un costo di fornitura ed installazione assai elevato, che ne sconsiglia l’impiego per le abitazioni mono e bifamiliari, mentre risultano molto redditizie come impianto centralizzato per edifici plurifamiliari o interventi con più unità abitative (condomini, residence, case a schiera, complessi residenziali).

COSTRUZIONI IN LEGNO IN CLASSE A

LE CASE IN LEGNO PREFABBRICATE GARANTISCONO UN ELEVATO ISOLAMENTO TERMICO E RAGGIUNGONO QUASI SEMPRE PRESTAZIONI ENERGETICHE DI RILIEVO, SENZA PARTICOLARI ACCORGIMENTI.

Quali sono i reali vantaggi nel costruire in Classe A?
Posso davvero fidarmi di quanto riportato nel certificato energetico dei costruttori di case prefabbricate o sono solo i soliti “specchietti per le allodole” all’italiana per convincere il cliente a comperare?
Secondo il mio tecnico non sempre queste certificazioni sono attendibili, soprattutto se viene premiato eccessivamente il risparmio energetico.

classe-a, certificazione-energetica
La certificazione energetica dei fabbricati è una valutazione complessa dell’energia termica necessaria per il riscaldamento ed il raffrescamento, riassunta in un documento (l’attestato di certificazione energetica) che descrive sinteticamente la prestazione di un edificio, secondo quanto previsto dalla legislazione vigente (che può variare da regione a regione).
La classe energetica tiene conto della somma di molteplici fattori, quali la dispersione dell’involucro, l’orientamento dell’edificio, l’efficienza degli impianti per il riscaldamento invernale e la climatizzazione estiva, la produzione di acqua calda per usi sanitari, l’utilizzo di fonti rinnovabili.
Tale classificazione è legata all’Indice Energetico, espresso in in kWh/m2, ovvero il fabbisogno energetico annuo per il riscaldamento (il consumo dell’edificio vero e proprio).
Se una casa in legno ha un fabbisogno di energia di 25 KWh/m2, vuol dire che necessita di circa 2,5 lt di gasolio all'anno per metro quadrato.
In realtà i parametri per la valutazione della prestazione energetica dell'edificio presi in considerazione sono parecchi, come:
·         Fabbisogno specifico di Energia Primaria (EPH): 
E’ l’indice che esprime il fabbisogno di energia primaria per il riscaldamento dell'edificio, rispetto ai fattori relativi all'impianto termico.
Più tale valore è basso, migliore è la prestazione energetica.
Gli elementi che influenzano questo parametro sono legati sia alle caratteristiche dell’edificio, che al rendimento termico degli impianti.
·         Fabbisogno energetico specifico dell'involucro per la climatizzazione invernale (EH): 
E’ il fattore che esprime il fabbisogno energetico per il riscaldamento dell'ambiente.
Anche in questo caso, più è piccolo tale valore, minore è la quantità di energia richiesta per riscaldare il fabbricato. 
Questo parametro dipende direttamente dalla trasmittanza di pareti, infissi, coperture e solette, esposizione, zona di costruzione dell'edificio, parti contro terra, adiacenza con altri edifici riscaldati, presenza di ventilazione meccanica controllata.
·         Fabbisogno energetico specifico dell'involucro per la climatizzazione estiva (EC).
·         Fabbisogno specifico di energia primaria per l'acqua calda sanitaria (EPW).
·         Fabbisogno energetico specifico totale per usi termici, riscaldamento e acqua calda (EPT): 
In pratica, la sommatoria dei due fattori precedenti.
·         Contributo energetico specifico da fonti rinnovabili (EFER).
Tiene conto del contributo energetico di impianti a fonti rinnovabili, come i pannelli solari termici per la produzione di acqua calda sanitaria o fotovoltaici per la produzione di corrente elettrica.
Le case prefabbricate valutate secondo la normativa nazionale (D.Lgs 192/05) possono facilmente raggiungere una classe energetica A, anche nelle regioni più fredde del nord Italia.
Una progettazione corretta dell’edificio è però necessaria, così come la costruzione ad opera di una ditta di case in legno che fornisca elementi di involucro correttamente isolati a bassa trasmittanza (pareti, infissi, copertura).
L’attestato di certificazione energetica (ACE) deve essere redatto da un tecnico di fiducia e non vi è ragione per dubitare di quanto espresso in tale documento.

EDIFICI ECOLOGICI ED EFFICIENZA ENERGETICA

L’ISOLAMENTO TERMICO DELLE COSTRUZIONI DI LEGNO PERMETTE DI LIMITARE AL MINIMO LE DISPERSIONI DI CALORE IN TUTTI I REGIMI CLIMATICI, INVERNALI ED ESTIVI.

Salve, vorrei costruire una casa in classe A Gold nella provincia di Torino a Cumiana
in un terreno di 650 mq (una villetta di 110 mq).
Mi potrebbe consigliare a chi rivolgermi e cosa conviene per la arrivare alla massima efficienza energetica?


Le aziende attualmente presenti sul mercato delle case in legno sono davvero tante e non ho certo la pretesa di conoscere tutte quante.
Le indicazioni che fornisco sul blog sono generali e non vogliono certo penalizzare l’una o l’altra a priori, poiché la scelta della ditta più adatta dipende sempre da molteplici fattori, come le caratteristiche del progetto, il livello di finitura, la specifica zona climatica, il budget a disposizione del cliente.
Se l’esigenza del cliente è di spingere le prestazioni energetiche verso le classi di eccellenza, passive o quasi, una buona parte dei costruttori economici di case di legno sul mercato comincia ad evidenziare qualche  limite.
Per isolare correttamente una costruzione in legno vanno necessariamente aumentati gli spessori delle partizioni esterne (tetto e pareti).
Mediamente una parete esterna in legno a telaio misura 30 cm.
Una corretta composizione del pacchetto riesce quasi sempre a raggiungere una trasmittanza inferiore a 0,20 W/m2 K, un valore molto buono, ma non sufficiente a raggiungere una classe energetica Gold.
Per raggiungere l’obiettivo, è sufficiente aumentare lo spessore del cappotto isolante esterno, mantenendo inalterata la profondità della struttura.
Uno spessore di 38-42 cm garantisce quasi sempre un livello prestazionale adeguato, ma bisognerà migliorare di conseguenza l’isolamento della copertura.
Anche le vetrate e gli infissi e andranno adeguati, per abbassare al minimo le dispersioni termiche e non pregiudicare le prestazioni complessive dell’edificio.
I fori di facciata restano infatti il punto debole delle costruzioni, in quanto i valori di trasmittanza restano significativamente più alti, anche nei casi migliori.
Per questo motivo, la disposizione di finestre e portefinestre deve risultare corretta, secondo l’orientamento solare, evitando comunque le vetrate eccessivamente ampie.
Le finestre a nord devono essere di piccole dimensioni, limitandone possibilmente il numero.
La scelta dei materiali isolanti è un altro aspetto fondamentale, privilegiando le combinazioni che garantiscono buone prestazioni energetiche anche in regime estivo, almeno nelle zone caratterizzate da estati calde, come per quasi tutto il territorio italiano, fatta eccezione per le sole zone di montagna.
L’installazione di un’impiantistica per il riscaldamento efficiente basata su risorse rinnovabili è, infine, un investimento nel tempo che permette di elevare la classificazione energetica dell’edificio.
Per passare da una classe A ad una classe Gold, in molti casi, è sufficiente (…) installare un impianto di ventilazione meccanica controllata a recupero del calore.

ISOLARE LE CASE IN LEGNO

UN TEMA CHE HO AFFRONTATO SPESSO E’ IL MIGLIORAMENTO DELLE PRESTAZIONI ENERGETICHE DI FABBRICATI IN LEGNO ESISTENTI, SPESSO REALIZZATI IN ECONOMIA E NON PENSATI PER RISPARMIARE ENERGIA.

Seguo con grande interesse gli articoli pubblicati che trovo molto esaustivi.
Posseggo da cinque anni una casetta di 50 mq sistema blockhaus che ho sempre usato come casetta di campagna e nei week end.
Con l'avvicinarsi della pensione io e mia moglie desidereremmo andarci a stabilire definitivamente e lasciare la nostra abitazione ai figli.
E’ evidente che cosi come è la casetta non può essere abitata in maniera stabile anche se dispone di tetto coibentato e finestre con doppi vetri.
Dovendo provvedere alla coibentazione delle pareti che sono di spessore 7cm, avrei pensato a questa soluzione:
Coibentazione interna cm 5 lana di roccia e controparete in cartongesso da cm1 al cui interno far passare gli impianti, per la coibentazione esterna sempre lana di roccia o polistirolo di spessore 10 cm + rete e intonaco di finitura, anche per preservare il legno dal degrado dovuto a fenomeni atmosferici quali acqua sole etc.
Crede che la stratigrafia cosi come pensata possa essere sufficiente, anche calcolando che abito in provincia di Roma o che possa essere il caso di aumentare gli spessori dei materiali coibenti o aggiungere eventualmente materiali tipo freno vapore o prodotti similari?

isolare una casa in legno, isolare le case prefabbricate
Mi scuso con il lettore, ma non affronterò nello specifico il suo caso, in quanto non mi è possibile fornire una consulenza via mail, senza possedere elementi di giudizio approfonditi che includano lo stato di conservazione del fabbricato, l’orientamento, il rapporto di forma.
Servono piante, foto, una stratigrafia del tetto, le caratteristiche degli infissi e dei vetri, nonché una valutazione dell’attacco al suolo dell’edificio.
Meglio ancora, andrebbe effettuato un sopralluogo sul posto (magari scattando qualche immagine termografica) ed il tutto andrebbe dato “in pasto” ad un termotecnico che avrà il compito di calcolare quali migliorie apportare all’involucro, unitamente al progettista.
Non è questo comunque il mio lavoro, in quanto non fornisco consulenze, sopratutto ad una simile distanza operativa.
Meglio rivolgersi ad un tecnico locale, che non credo sia difficile da reperire nella capitale (va pagato, questo si….).
Come detto, molte considerazioni sono già state fatte, per cui rimando alla lettura di vecchi articoli relativi alla riqualificazione energetica ed alla ristrutturazione di edifici esistenti in legno, quasi sempre blockhaus senza isolamenti termici.
Altri post trattano parzialmente l’argomento e sono reperibili mediante la funzione “cerca” che si trova in alto a destra.

UNA CENTRALE NUCLEARE IN LEGNO

I MODERNI IMPIANTI PER RISCALDARE / RAFFRESCARE / VENTILARE / PRODURRE ACQUA CALDA DISPONIBILI ATTUALMENTE SUL MERCATO HANNO PROFONDAMENTE MODIFICATO IL CONSOLIDATO RAPPORTO TRA INVOLUCRO EDILIZIO E TECNOLOGIA, CHE SINO A POCHISSIMI ANNI FA ERA LIMITATO AD UNA SEMPLICE CALDAIA A GAS CON RADIATORI ED, AL MASSIMO, UN PAIO DI SPLIT PER L’ARIA CONDIZIONATA.

Salve architetto, entrò il 2013 (spero) andrò a realizzare una villetta prefabbricata in legno su due piani, con pareti esterne in xlam da 17 cm, solaio e copertura in pannelli lamellari da 16 cm, cappotto e isolamenti vari.
Ho investito molto nella struttura e ora il mio ingegnere mi propone per gli impianti una pompa calore con fotovoltaico da 6/8 kw, impianto a pavimento per caldo/freddo, ventilazione meccanica e solare termico.
Più che impianti a uso domestico mi sembra centrale nucleare.
Sono nelle Marche a 340 mt in collina a 40 km da mare vicino alla montagna con un clima prevalentemente soleggiato.
Il costo preventivato mi sembra eccessivo; il problema è che non so come muovermi. Io vorrei qualcosa di adeguato alle esigenze senza esagerazioni.
Grazie per gli utilissimi consigli presenti nel sito.

impianti-case-prefabbricate, impianti-case-legno
Investire nell’involucro significa limitare al minimo l’utilizzo dell’impiantistica per il riscaldamento e di conseguenza i costi d’acquisto ed esercizio, in quanto il compito di garantire adeguate condizioni climatiche è in buona parte affidato all’edificio.
Una costruzione ben isolata come le case prefabbricate limita le dispersioni termiche e richiede poca energia per essere scaldata.
Le case in legno a basso consumo raggiungono elevati livelli di coibentazione e non richiedono pertanto un inutile e costoso sovradimensionamento degli impianti.
L’impiantistica deve essere efficiente, possibilmente basata sull’utilizzo di fonti di energia rinnovabile e tarata sull’effettiva necessità di calore, in base ad un calcolo termotecnico corretto relativo alla zona climatica, al rapporto di forma dell’edificio ed al calcolo delle dispersioni termiche che includerà le partizioni opache (muri esterni e copertura), infissi e vetrate, attacco al suolo.
L’organismo edificio – impiantistica deve essere in grado di fornire elevate condizioni di comfort termico in tutte le stagioni, anche nei periodi di criticità climatica, con elevati picchi di freddo o calore.
Sarà proprio in questi periodi dell’anno che potrebbe essere richiesto un lavoro supplementare all’impiantistica, mentre per i mesi restanti l’involucro di una casa in legno ben concepita dovrebbe essere quasi autosufficiente.
Un discorso a parte va fatto per l’acqua sanitaria, in quanto il fabbisogno per gli impieghi domestici quotidiani non è collegato direttamente alle caratteristiche costruzione, ma alle dimensioni del nucleo familiare ed alle esigenze soggettive degli occupanti, nonché al loro stile di vita.
In questo caso è opportuno ricorrere ad impianti che siano in grado di sfruttare l’energia solare attraverso pannelli termici e/o fotovoltaici da posizionare sul tetto, che possono garantire una buona autosufficienza dalle reti energetiche pubbliche (gas, elettricità).

TERMOGRAFIA PER GLI EDIFICI IN LEGNO

LE TELECAMERE TERMOGRAFICHE PERMETTONO DI SCOVARE EVENTUALI PUNTI DI DISPERSIONE SU DI UN EDIFICIO ESISTENTE IN MODO NON INVASIVO E SENZA NECESSITA’ DI EFFETTUARE SONDAGGI E PROVE DIRETTE SULL’INVOLUCRO ESTERNO.

Ci sono aziende che offrono incluso nel prezzo (non extra capitolato) anche delle prove termografiche o di tenuta all'aria sulle case prefabbricate in legno sia durante ed alla fine del montaggio?

Per rispondere rapidamente al lettore, non sono al corrente di aziende costruttrici di case prefabbricate che includano in contratto prove termografiche o di tenuta all’aria.
Tenderei comunque ad escluderlo, in quanto non ne vedo alcuna utilità pratica (se non per dimostrare – con tanto di “prove” - l’effettivo isolamento termico al cliente).
La termografia agli infrarossi, al contrario, è di grande utilità per gli interventi di riqualificazione energetica sugli edifici esistenti poco isolati, in quanto fornisce velocemente e in maniera non invasiva una vera e propria fotografia termica del fabbricato, facilitando l’analisi da parte dei tecnici e fornendo elementi certi su cui determinare gli interventi più adeguati da effettuare sul fabbricato.
TERMOGRAFIA SU UNA CASA IN LEGNO
Si tratta infatti di una metodologia non distruttiva, che non richiede sondaggi e prelievi sul fabbricato, in quanto viene utilizzata semplicemente una telecamera, in grado di acquisire delle immagini nel campo dell’infrarosso, sfruttando il fenomeno fisico della trasmissione del calore da parte dei corpi per irraggiamento.
Tutti gli oggetti emettono infatti radiazioni elettromagnetiche in base alla propria temperatura;  misurandone l’irraggiamento è dunque possibile risalire al calore emesso, senza alcun contatto fisico.
Per fare ciò, queste telecamere termografiche utilizzano un sensore non troppo diverso da quello che viene montato sulle nostre macchine fotografiche, ma sensibile alla radiazione infrarossa, collegato ad un software.
La radiazione viene rappresentata in una scala di colori che va dal blu scuro al rosso chiaro (dalla più fredda alla più calda).
I campi di applicazione della termografia ad alta risoluzione sono molteplici e non si limitano alla ricerca dei ponti e delle falle termiche al fine della riqualificazione energetica del fabbricato, ma è possibile rilevare la presenza di umidità, identificare elementi architettonici nascosti, distacchi degli intonaci non visibili, il tipo di materiale sottostante agli strati più esterni, analizzando le variazioni di temperatura superficiale dell’edificio dovuta a discontinuità.
E’ dunque evidente che la termografia ha poco senso applicata ad edifici di nuova costruzione ed in particolare alle case in legno a basso consumo di energia, tranne nei casi in cui si dubiti della buona fede del costruttore.
In edilizia è un formidabile strumento di diagnostica da impiegare nel campo del restauro e della ristrutturazione, permettendo di prevenire il degrado dovuto a problematiche non percepibili visivamente o mediante sondaggi, verificando lo stato dell’involucro o la presenza di infiltrazioni e consentendo di intervenire successivamente attraverso metodologie tecnico-costruttive mirate.

UNA VILLA IN LEGNO TROPICALE

LE CASE PREFABBRICATE IN LEGNO A BASSO CONSUMO ENERGETICO NASCONO IN GERMANIA NEGLI ANNI SETTANTA PER COSTRUIRE EDIFICI TERMICAMENTE MOLTO ISOLATI, SOPRATTUTTO IN REGIME CLIMATICO INVERNALE. 

Entro fine anno ho intenzione di costruire una casa all'estero (per la precisione nello Sri Lanka) per avere un alloggio quando vado in vacanza.
Stavo pensando di realizzare in loco una casa prefabbricata, ma non penso esistano imprese nello Sri Lanka di questo settore.
Eventualmente valutavo anche l'eventuale costruzione di una casa con struttura in legno, vista l'abbondanza in questo paese e il costo assai ridotto.
Chiedevo se ha dei consigli da darmi (contatti di imprese all'estero o che effettuano lavori all'estero) e se ne vale la pena. 


una casa in legno ai tropici
Le moderne case in legno sono edifici energeticamente molto performanti, in grado di isolare efficacemente non solo nei mesi freddi, ma anche in condizioni di alte temperature, tipiche delle estati alle nostre latitudini ed è sicuramente possibile concepire soluzioni tecnico-costruttive specifiche per i climi caldi mediterranei.
E’ fondamentale comprendere che una parete in legno troppo leggera, perfetta per isolare dal freddo, risulta piuttosto inadeguata di fronte a temperature elevate con un alto coefficiente di insolazione.
In Italia, non solo al centro sud, si raggiungono picchi di calore notevoli, con temperature che possono avvicinarsi ai 35-40° nei mesi estivi.
E’ pertanto necessario che le vetrate vengano adeguatamente schermate e che l’involucro opaco del fabbricato (tetto e pareti esterne) possegga una notevole inerzia termica, obiettivo non facilmente raggiungibile, in quanto i pannelli isolanti sono per loro natura “leggeri”.
Un buon compromesso tra isolamento termico estivo ed invernale si raggiunge impiegando pannelli in fibra di legno (o lana di roccia) ad alta densità, in grado di assicurare valori di sfasamento termico corretti, superiori alle 10-12 ore.
L’adozione di una struttura massiccia al posto del tradizionale telaio (come l’xlam), può migliorare ulteriormente i valori di isolamento in regime estivo delle pareti.
Il tutto va abbinato ad una idonea progettazione dell’edificio, che deve rispettare i principi della bioclimatica, evitando il surriscaldamento dovuto ad una scorretta esposizione.
Tali concetti costruttivi possono risultare validi anche in condizioni di clima estremo, come quello della fascia tropicale.Le maggiori difficoltà possono essere legate alla scarsa dimestichezza delle ditte del posto con metodologie e sistemi costruttivi estranei alla cultura edilizia locale.
All’ampia disponibilità del legname (spesso di eccellente qualità), non corrisponde un’adeguata capacità di utilizzo da parte dei montatori e dei progettisti.
In questo caso può essere utile il supporto di un tecnico italiano con esperienza nel settore delle case di legno, in grado di coordinare ogni fase del processo e di fornire i necessari dettagli esecutivi alla ditta costruttrice.

LE CASE PREFABBRICATE IDEALI

LE CASE IN LEGNO REPERIBILI SUL MERCATO PRESENTANO SOLUZIONI TECNICHE CONSOLIDATE, PIUTTOSTO OMOGENEE TRA I VARI PRODUTTORI.
LE DIFFERENZE, POSSONO ESSERE RELATIVE ALLA DIVERSA COMPOSIZIONE DEI PACCHETTI DEI MATERIALI, AGLI SPESSORI, AL SISTEMA COSTRUTTIVO ADOTTATO (TELAIO, MASSICCIO).


L'oggetto della mia e-mail è chiederle informazioni riguardo all'aspetto tecnico di queste case prefabbricate.
Secondo lei, che tipo di struttura dovrebbero avere per essere funzionali (spessore delle pareti, composizione, ecc)?

casa-prefabbricata
Premesso che la maggior parte delle case prefabbricate risponde in pieno alle normative attualmente in vigore ed agli inevitabili adeguamenti futuri, soprattutto in materia di risparmio energetico degli edifici, è chiaro che la scelta dovrebbe essere compiuta sulla base delle esigenze abitative, della zona di costruzione e del budget a disposizione.
Nelle zone climatiche del centro e del sud Italia il tema dell’isolamento dal freddo sarà meno basilare rispetto alle case prefabbricate montate nel nord, in particolare nelle zone di montagna.  
In questo caso la composizione dei pacchetti di parete e copertura dovrà essere studiata per rispondere alle specifiche esigenze del luogo.
Come ripetuto spesso, una parete a telaio può risultare insufficiente se corredata di isolanti leggeri nelle zone mediterranee, mentre funziona egregiamente per proteggere dai climi rigidi delle zone fredde.
Una casa in legno da costruirsi in Sicilia dovrebbe prevedere una struttura massiccia (X-lam o MHM) e fibra di legno ad alta densità.
Vi è poi la questione del prezzo. 
Le pareti “standard” vanno benissimo e forniscono prestazioni termiche mediamente superiori rispetto alle tecniche tradizionali in muratura. 
Quasi tutti i costruttori di case prefabbricate prevedono a listino pareti e coperture più performanti, a costi superiori.  In tal caso variano gli spessori dei cappotti e/o delle strutture, i materiali e la stratificazione stessa dei vari elementi.
Un cappotto in sughero possiede una buona massa ed un alta traspirabilità, ma verrà offerto a prezzi superiori rispetto ad un cappotto in polistirene espanso di pari spessore. 
Se il budget lo permette, si possono valutare soluzioni costruttive più costose e raffinate, ma ribadisco la validità delle soluzioni più economiche.
Vi è infine un aspetto poco considerato dagli acquirenti di case in legno, che è la veloce evoluzione della normativa energetica per gli edifici.
Gli scenari futuri prevedono che in tutta Europa le costruzioni vengano realizzate con criteri progettuali e requisiti termici passivi entro il 31 dicembre 2020.
Le direttive UE, già approvate nel maggio 2010, impongono nuovi standard di efficienza energetica e l’utilizzo di fonti rinnovabili, nel segno dell’autosufficienza, definita “zero-energy”. 
Tale direttiva verrà anticipata al 2018 per gli edifici pubblici.
E’ evidente che stiamo parlando di pochissimi anni e che le attuali soluzioni tecniche verranno velocemente superate, richiedendo nuovi materiali e spessori, adeguati ai livelli di rendimento energetico richiesto.
I costruttori del legno appaiono in evidente vantaggio rispetto alle imprese tradizionali del mattone. 
Queste ultime devono colmare un gap pesante per rispondere ai criteri passivi richiesti.
I produttori di case prefabbricate sono già in grado di costruire edifici energeticamente indipendenti.
Può dunque essere una scelta lungimirante la ricerca di prestazioni termiche estreme, a partire dalle scelte progettuali (rapporto di forma, posizionamento delle aperture, eliminazione delle canne fumarie), dall’impiantistica (fonti rinnovabili, in particolare solare termico e fotovoltaico), sino alla maggiorazione degli isolamenti di tutte le partizioni esterne e all’adozione dei tripli vetri.

VANO SCALA E DISPERSIONI IN UNA CASA DI LEGNO

LA TENUTA ALL’ARIA E’ UNO DEI PRINCIPALI REQUISITI PER GARANTIRE ELEVATI VALORI DI ISOLAMENTO TERMICO NELLE CASE IN LEGNO.
LE PRESTAZIONI ENERGETICHE DI UNA BUONA PARETE POSSONO ESSERE ABBATTUTE SE L’INVOLUCRO PRESENTA DEI PUNTI CRITICI.

Ho da poco preso residenza in una casa nuova prefabbricata in legno costruita su una base (scantinato) internamente ancora grezzo che attualmente utilizzo solo come autorimessa con chiusura ingresso-uscita (portone a chiusura sezionale).
Ho una scala in muratura che dallo scantinato mi da' l'accesso in casa, per legge è stata installata una porta R.E.I.
Ora che la temperatura esterna inizia a scendere riscontro una notevole differenza di temperatura e disagio tra l'abitazione e l'accesso scala dallo scantinato.Mi può consigliare quale intervento utile per risolvere questo inconveniente.


L’efficienza energetica di un edificio dipende soprattutto dall’assenza di criticità nell’involucro. 
Trascurare del tutto la coibentazione dell’attacco al suolo potrà determinare una prestazione termica insoddisfacente rispetto alla spesa sostenuta, pur scegliendo una buona parete di adeguato spessore e composizione, dei serramenti isolati con tripli vetri ed un buon pacchetto di copertura.
La tenuta all’aria è un altro requisito importante che non sempre viene assicurato dalle case in legno, soprattutto in presenza di canne fumarie o fori per l’areazione e per la cappa in cucina. 
La scala di collegamento tra il piano terra (realizzato in legno ed altamente coibentato) e il piano interrato (in cemento armato, molto più disperdente) causa un inevitabile spreco di calore, soprattutto se non è presente al piano inferiore un locale che funga da filtro, in grado di arrestare lo scambio termico.
In questo caso può essere efficace isolare l’intero vano scala mediante una semplice controparete in cui sia inserita della lana di roccia.
La porta REI resta un problema, a causa delle caratteristiche del serramento, ma le dispersioni saranno comunque limitate.
Consiglio in ogni caso di aggiungere un termosifone o un ventilconvettore ad aria per scaldare il vano, da posizionarsi al piano interrato (l’aria calda sale verso l’alto).
Se non è presente una porta di separazione al piano terra, si dovrebbe prevederla, per compartimentare il più possibile la scala dal resto dell’edificio.
Le case prefabbricate consentono elevate prestazioni energetiche, ma vanno sempre eliminati i punti di criticità che causano dispersioni termiche, dovuti generalmente ad errori progettuali e/o costruttivi che possono abbattere drasticamente l’isolamento complessivo del fabbricato.
In presenza di un piano interrato, il progettista ha il dovere di trovare le soluzioni tecnico-progettuali più appropriate per evitare indesiderabili dissipazioni di calore.

UNA CASA AUTOSUFFICIENTE IN PIANURA PADANA

LE CASE IN LEGNO PREFABBRICATE POSSONO RAGGIUNGERE PRESTAZIONI ENERGETICHE MOLTO ELEVATE, RICHIEDENDO UN DIMENSIONAMENTO IMPIANTISTICO MODESTO, SENZA RINCORRERE A TUTTE LE INNOVAZIONI TECNICHE PRESENTI SUL MERCATO.

Sono un appassionato di energie alternative e case a risparmio energetico di cui mi interesso ogni tanto da profano.

Ho individuato un lotto edificabile già urbanizzato su cui vorrei edificare una piccola casa in legno (100 mq) isolata molto bene, che sfrutti l' energia solare per il riscaldamento (grandi vetrate?), che costi il meno possibile, ma con una buona qualità (sono aperto anche a progetti stravaganti,  ma efficaci e materiali inusuali (tipo balle di paglia come isolante), con un impianto fotovoltaico il più grande possibile (pensavo circa 15-20 kwp ), da usare per l'uso domestico abituale + piano cottura a induzione + ricarica scooter elettrico + caldaia elettrica (o pompa di calore) x aiuto al riscaldamento e acqua sanitaria, (già aiutata da un impianto solare termico con boiler da circa 800 lt - può andare bene?).
Vorrei sapere da lei e dalla sua esperienza se ciò e fattibile nella pianura padana e quanto potrebbe venire a costare circa, chiavi in mano, tutto compreso, eventualmente esclusi o compresi gli impianti fotovoltaico e solare termico, se per lei sono indicati o meno o se lei consiglia altre idee a riguardo sul tutto.

Molti lettori mi pongono domande simili a queste, cui non sempre risulta semplice replicare privatamente.

Una consulenza di questo tipo richiede infatti un certo impegno, ma può fornire interessanti spunti per una risposta pubblica sotto forma di articolo.
Molto banalmente, è ipotizzabile una casa in legno con le caratteristiche sopracitate da erigere nella Pianura Padana?
Risposta breve: ovviamente si (perché non dovrebbe?).
Risposta articolata: bisogna comunque valutare in sede di progettazione tutti gli aspetti relativi all’involucro edilizio, come il dimensionamento delle vetrate e le relative schermature, nonché calcolare il fabbisogno energetico in rapporto alla zona climatica, senza sovradimensionare gli impianti termici.
Tale impegno è però possibile solo all’interno di un incarico formale e, presumo, non solo per il sottoscritto.
ville-in-legnoQuali prezzi per una costruzione con queste caratteristiche?
Risposta breve: I dati forniti sono vaghi, per cui si oscilla tra 1.300 e 2.000 € al metro quadro edificabile.
Risposta articolata: Manca un progetto, il che è un notevole limite, poiché la semplice indicazione dei metri quadri non è in genere sufficiente per una stima precisa dei costi.
Sarà una casa in legno monopiano o su due livelli?
E’ già stata individuata una tipologia costruttiva o una azienda di riferimento e che livello di prestazione energetica si intende raggiungere? 
Gli impianti, come detto, sono abbastanza sovradimensionati e manca un capitolato di finitura.
Verranno montate tapparelle avvolgibili o scuretti? 
Che tipo di serramenti? 
Vetri doppi o tripli?
Tetto e solaio a vista? 
Quali materiali isolanti? 
Stile moderno o tradizionale? 
Prefabbricato o in opera? 
Le lattonerie sono in rame, alluminio o semplice pvc?
Serve un tecnico di supporto che possa accompagnare il lettore nelle scelte, dal progetto al cantiere, consigliando la ditta più idonea e proponendo le soluzioni tecnico costruttive più indicate al giusto prezzo.
Mi rendo certamente conto che le risposte brevi non possono che risultare insoddisfacenti, così come quelle più approfondite non rispondono direttamente alle richieste, poiché questo tipo di consulenza deve passare necessariamente per uno o più incontri con il cliente, che possono o meno sfociare in un incarico.

LO SFASAMENTO NELLE CASE PREFABBRICATE IN LEGNO

IL TEMA DELLA PROTEZIONE DAL CALDO ESTIVO E’ STATO AFFRONTATO IN PIU’ DI UN’OCCASIONE, MA SI TRATTA SEMPRE DI UNA QUESTIONE DI ESTREMO INTERESSE PER IL CLIENTE DELLE CASE PREFABBRICATE IN LEGNO.

La normativa italiana in tema di isolamento termico degli edifici ha imposto di fatto alle aziende produttrici di case prefabbricate l'obbligo di adattare alle caratteristiche climatiche del nostro paese le soluzioni tecniche ed, in particolare, di migliorare la capacità di proteggere gli ambienti dalle alte temperature estive.
Il Decreto Legislativo 311/06 definisce i requisiti minimi estivi dell’involucro edilizio per il controllo della cosiddetta "inerzia termica".

In sostanza, il decreto prevede per alcune fasce climatiche l’obbligo di rientrare in un valore minimo per la massa superficiale dei muri esterni e del tetto, che dovrà superare i 230 kg/m2, intonaci esclusi.
Il decreto permette di utilizzare in alternativa tecnologie e materiali innovativi che permettano di contenere le oscillazioni della temperatura degli ambienti in funzione dell’irraggiamento solare.

Si tratta di un aspetto complesso, ma importante, che permette di calcolare in modo corretto l’isolamento delle partizioni opache leggere, come i muri e i pacchetti di copertura delle case prefabbricate, in grado di difendere efficacemente dal caldo pur utilizzando una semplice struttura a telaio.
Si parla allo scopo di "trasmittanza termica periodica", ovvero una delle proprietà termiche dinamiche che caratterizzano l’inerzia termica dell’involucro edilizio, un parametro fondamentale per descrivere il comportamento della struttura nei confronti dei carichi termici esterni che lo attraversano.
Il calcolo della massa viene effettuato, normalmente, considerando un regime termico "stazionario".

casa prefabbricata, sfasamento termicoSi suppone infatti che la differenza tra le temperature, all'esterno e all'interno dell'edificio, sia costante nel tempo.
Tale simulazione, accettabile per il calcolo energetico durante la stagione invernale, porta a risultati errati nella ricerca della prestazione in regime estivo delle case prefabbricate, in quanto durante l'arco della giornata la temperatura esterna e quella interna hanno continue variazioni, richiedendo delle valutazioni di tipo dinamico.
Trattandosi di un calcolo assai complesso, non è mia intenzione entrare troppo nel tecnico, ma è utile sapere che si definisce trasmittanza termica periodica il parametro che valuta la capacità di un elemento opaco di sfasare ed attenuare il flusso termico che la attraversa nell’arco delle 24 ore ed andrà riferita non solo alla massa, ma anche sulla base delle caratteristiche termo-fisiche dei materiali (conducibilità termica, spessore, calore specifico e densità) e dalla stratigrafia della struttura e terrà conto del fattore di attenuazione e del coefficiente di sfasamento temporale.
Si parla spesso di "sfasamento" dell’onda di calore, temine che sta diventando una sorta di slogan dei produttori di case prefabbricate in legno per definire la qualità estiva di una parete, così come si utilizza la trasmittanza per indicare le capacità di isolamento delle case prefabbricate. Se non si conosce l’esatto significato di questi termini si rischia di farsi condizionare superficialmente da parametri che estrapolati dal contesto costruttivo appaiono poco significativi, se non fuorvianti.
Genericamente, se una parete, in laterizio o di legno, non garantisce uno sfasamento accettabile la temperatura di un ambiente interno risente in breve tempo dei valori raggiunti all'esterno.

Per riassumere:
  • Lo sfasamento in ore dell'onda di calore è solo uno dei fattori che determina le caratteristiche microclimatiche di un edificio ed è relativo alla capacità di una parete di ritardare nel tempo il passaggio di calore dall'esterno all'interno.
  • Andrebbe correttamente valutata la capacità di smorzamento dell’onda stessa da parte della parete, ovvero la riduzione del valore di temperatura verificatosi nel tempo.
  • Le vetrate, molto più delle pareti, definiscono l’effettivo guadagno termico estivo. Esse andranno correttamente dimensionate e protette dall’eccesso di radiazione solare.
  • Lo sfasamento dovrebbe essere, al pari della trasmittanza, certificato da un ente esterno autorevole e non costituire un dato approssimativo ed opinabile.
  • Il cliente delle case prefabbricate in legno deve dunque sapere che le soluzioni sul mercato sono in grado di difendere efficacemente dal caldo estivo, ma che non si può prescindere da una accorta progettazione bioclimatica dell’involucro edilizio.

COIBENTARE UNA BLOCKHAUS

IL MERCATO IMMOBILIARE OFFRE QUALCHE EDIFICIO IN LEGNO IN VENDITA.
SI TRATTA QUASI SEMPRE DI COSTRUZIONI EDIFICATE IN ZONE DI MONTAGNA E, PERTANTO, NON RIENTRANTI NELLA CATEGORIA DEI FABBRICATI A BASSO CONSUMO ENERGETICO.

Siamo una famiglia interessata all’acquisto di una casa in legno nei pressi di Aosta (due piani per circa 150 mq totali), costruito intorno al 1985.
L’edificio è costruito interamente in legno (sistema Blockhaus) e si presenta complessivamente in uno stato di buona manutenzione.
La nostra maggiore perplessità riguarda lo spessore delle pareti esterne che risulta essere di circa 9 cm.
Ci è stato detto che grazie alle caratteristiche del legno l’isolamento termico di una parete di questo tipo risulta paragonabile ad una parete classica in muratura costruita nel medesimo periodo.
E’ una affermazione corretta?
Vivendo in una regione con un clima invernale piuttosto rigido risulterebbe necessario prevedere sin da subito la copertura con un cappotto termico?
Quale potrebbe essere il costo al mq di una copertura di media qualità?

Se l’edificio si trova in un buono stato manutentivo, l’acquisto di una costruzione in legno esistente non comporta specifiche problematiche.
Una costruzione blockhaus realizzata in una zona di montagna non è soggetta a particolari stress termici, assicurandone una lunga durata, senza particolari accorgimenti.
case-prefabbricate
La conduttività dell’abete è di 0,126 w/mk, per cui la trasmittanza U della parete dello spessore di 9 cm (tenendo conto di tutti i fattori, compresa l’incidenza dell’aria che l’avvolge) risulterà superiore a 1,00 W/m²K.
Le prestazioni energetiche di tale parete, senza isolamenti, sono piuttosto scarse e impongono un massiccio ricorso all’impiantistica durante i mesi invernali.
Ovviamente un calcolo energetico dell’edificio è possibile solo conoscendo tutti gli aspetti della costruzione (orientamento, pacchetto di copertura, vetri, infissi), per cui andrebbe redatto un bilancio termico complessivo, prima di decidere gli interventi di isolamento più opportuni.
Il cappotto è sicuramente un’eccellente soluzione per migliorare la coibentazione dell’edificio.
Il materiale da impiegare e lo spessore più idoneo possono variare in base all’obiettivo energetico, che, come detto, non può prescindere da una valutazione complessiva che può coinvolgere la sostituzione degli infissi, con l’installazione di tripli vetri e il rifacimento del pacchetto isolante di copertura.
I prezzi possono variare molto, ma è possibile usufruire degli incentivi fiscali in materia di riqualificazione energetica degli edifici, che permettono di abbassare il peso economico degli interventi.
La detrazione del 55% è stata prorogata a giugno 2013 e, pertanto, il lettore ha tutto il tempo per acquistare l’edificio, richiedere le necessarie autorizzazioni ed eseguire i lavori.

LA TEMPERATURA DELLE CASE PREFABBICATE

IL CONCETTO DI COMFORT TERMICO E’ PIUTTOSTO COMPLESSO E STRETTAMENTE CORRELATO AD UNA SERIE DI FATTORI.
LA TEMPERATURA PERCEPITA DAL CORPO UMANO PUO’ VARIARE A SECONDA DELLA VELOCITA’ E DEL TASSO DI UMIDITA’ DELL’ARIA.

Le case prefabbricate sono edifici per molti versi analoghi alle costruzioni tradizionali.
L’alto isolamento termico delle case in legno permette di controllare naturalmente il clima dell’edificio con un minimo ricorso all’impiantistica in dotazione, a prescindere dal tipo di riscaldamento scelto (caldaie, pompe di calore, camini, stufe).
In ogni caso, vi sono aspetti poco noti che portano a percepire condizioni termiche sensibilmente superiori a quelle che possono essere avvertite in un edificio tradizionale.
Sappiamo che il calore si trasmette per convezione, conduzione ed irradiazione.
Perché, dunque, in una casa in legno si sta “bene”?

Al di là degli slogan di circostanza vi sono fattori fisici che migliorano il benessere percepito nelle case prefabbricate rispetto ad edifici meno isolato o in presenza di superfici con differente temperatura superficiale.
Prendiamo l’esempio di un fabbricato disperdente, realizzato con una struttura in cemento armato, con pilastri esterni non isolati (ponti termici) e tamponamento leggero intonacato.

Non si tratta assolutamente di un eccezione, ma della regola degli edifici realizzati sino a pochi anni fa.
L’impianto di riscaldamento tipico di questi immobili resta la classica caldaia a radiatori.
Per mantenere una temperatura accettabile nei mesi invernali, questo impianto sarà costretto a lavorare in modo continuativo ed i radiatori saranno sempre caldi per compensare la costante perdita di calore dovuta alla bassa temperatura esterna.
I moti convettivi saranno di notevole entità e la temperatura dell’aria interna varierà da zona a zona, a seconda della distanza fisica dal calorifero stesso.
Il termostato si limita a fornire una media della temperatura, un dato che non tiene conto di tutte le modalità di trasmissione del calore e che non è sufficientemente correlato alla percezione reale che abbiamo del microclima dell’edificio.
E’ infatti possibile provare una sensazione di piacere o di assoluto disagio, a fronte di una identica misurazione strumentale di 19-20° C.

case prefabbricate
Come accennato, il calore si trasmette anche per radiazione, ovvero attraverso un onda termica, di cui l’esempio più lampante è la radiazione solare.
La presenza del sole nelle giornate d’inverno procura un notevole calore percepito, anche in presenza di valori di temperatura dell’aria molto bassi.
Le superfici interne dell’edificio (pareti, soffitto, finestre e vetrate, pavimento) emettono analogamente onde di calore, come qualsiasi altro corpo che si trovi all’interno dell’edificio.
Nelle case non coibentate si tratta sempre di superfici fredde, la cui radiazione verrà distintamente percepita dal nostro corpo.

Un pavimento in marmo posato contro terra, freddo e non isolato, emetterà un’onda termica a bassa temperatura che ci farà avvertire una sgradevole sensazione agli arti inferiori.
Vetri poco isolati possono raggiungere valori di pochi gradi sopra lo zero (pensiamo ai finestrini dell’automobile, posizionati a pochi centimetri dal nostro corpo), emettendo un’onda fredda, così come le pareti esterne o la copertura degli edifici male isolati.
Nelle case prefabbricate le pareti sono in legno e, sempre, altamente coibentate. Se tocchiamo con la mano la superficie interna del muro, essa risulterà “calda”. 

La radiazione diffusa da tale elemento sarà pertanto emessa ad una temperatura di poco inferiore alla temperatura dell’aria.
Il riscaldamento a pavimento massimizza questo meccanismo virtuoso, eliminando i moti convettivi dovuti ai radiatori (comunque minimi nelle case prefabbricate).
Le vetrate (meglio ancora se con vetri a triplo strato) emetteranno una temperatura assai superiore a quella prodotta da finestre non isolate, così come il tetto, efficacemente coibentato ed a struttura lignea (questo materiale è un pessimo conduttore di calore).
Se i vari apporti giungono al nostro corpo con differenze di temperatura minime, la sensazione di benessere sarà di conseguenza alta, innescando la sensazione di benessere.
Al contrario, in presenza di superfici radianti molto fredde o troppo calde (una stufa a legna ad alta temperatura in un edificio disperdente), il nostro sistema di termoregolazione interna andrà letteralmente “in tilt”.
Il comfort termico è pertanto uno degli aspetti più interessanti (e meno conosciuti) delle case prefabbricate.