OBSOLETI,
PASSATI DI MODA, INSENSATI, ANTIESTETICI, FANNO POLVERE.
I
VECCHI RADIATORI RESTANO, NONOSTANTE TUTTO, UNA PRIMA SCELTA PER MOLTI
ACQUIRENTI DELLE CASE IN LEGNO, FORSE NON DEL TUTTO A TORTO.
Leggendo i suoi articoli del blog,
mi sembra di capire che l’isolamento delle case in legno è tale da sconsigliare
una spesa eccessiva per gli impianti.
L’azienda che abbiamo scelto (non
abbiamo ancora firmato….) insiste per farci acquistare una pompa di calore con il
riscaldamento a pavimento, ma la spesa è davvero alta rispetto alla caldaia con
radiatori.
Mio marito ritiene che sia meglio
staccarci dalla rete gas, ma una differenza di 15.000 € mi sembra davvero
eccessiva (sai quante ferie ci facciamo….).
Lei cosa ci consiglia? Siamo in zona Lago di Como.
Non
posso che ribadire quanto scritto a più riprese, scusandomi con i lettori più
fedeli.
Le
case prefabbricate in legno consumano poca energia termica e non necessitano di
impianti costosi e sovradimensionati.
Molti
miei clienti hanno optato per le pompe di calore aria-acqua, abbinate a
pannelli solari fotovoltaici e ne sono molto soddisfatti.
Questa
scelta è abbastanza lungimirante, ma si deve essere consapevoli che
difficilmente si riuscirà ad ammortizzare questo sistema impiantistico in pochi
anni.
La
differenza di costo con un impianto “base” (caldaia a condensazione con
radiatori) resta notevole, anche per la presenza dei pannelli radianti a
pavimento, che innalza inevitabilmente la spesa (per non parlare dell’incidenza
del fotovoltaico, pur a fronte di cifre in discesa libera).
Il
gas è una fonte energetica di tipo fossile non rinnovabile ed è ipotizzabile
una costante crescita dei prezzi nei prossimi anni.
Questo
aspetto può solo parzialmente compensare le motivazioni che spingono a
rinunciare ad un impianto a gas.
Un
edificio in legno correttamente progettato e curato nel’involucro, con valori
buoni termici di parete – tetto – infissi – attacco al suolo, può
tranquillamente mirare ad una categoria energetica (secondo normativa
nazionale) collocabile tra una classe B “alta” ed una classe A+, sulla maggior
parte del territorio nazionale.
Senza
avventurarci in imprudenti analisi termotecniche, è però possibile redigere
qualche conto “della serva”.
Ipotizziamo
che il consumo annuo di gas di una casa in legno di medie dimensioni si aggiri dai
400 agli 800 € per il riscaldamento, considerando che l’energia necessaria per
la cottura dei cibi e gli usi sanitari venga coperta da un impianto a pannelli
solari termici.
Se
la differenza di prezzo tra i vari sistemi impiantistici supera i 5-6.000 € è
evidente che i tempi di ammortamento si dilaterebbero eccessivamente, rendendo
poco conveniente l’extra costo per soluzioni per il riscaldamento tecnologicamente
più innovative.
Tale
ragionamento può essere esteso all’opzione caldaia – riscaldamento a pavimento,
in quanto il prezzo maggiore di quest’ultima soluzione difficilmente sarà
recuperabile negli anni.
In
questo ultimo caso si sceglie di eliminare i corpi radianti per motivi
pratico-estetici, evitando vincoli nella disposizione dell’arredo, in presenza di almeno un calorifero per
locale.
Va
però detto che nelle case in legno i termosifoni non generano moti convettivi d’aria
e sollevamento di polveri come negli edifici poco isolati, in quanto il loro funzionamento
è limitato a brevi cicli di accensione – spegnimento durante la giornata, con
una minima richiesta di energia alla caldaia.

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