Tanti semplici suggerimenti e informazioni per conoscere le case in legno a basso consumo energetico, consigli per progettarle,
acquistarle, realizzarle e viverle.

CALDO RECORD E CASE PREFABBRICATE

Ricevo e pubblico da una lettrice:

In riferimento all’efficienza energetica delle case prefabbricate in legno, e in particolare al suo articolo sull’isolamento dal caldo,
volevo solo fare una precisazione, che mi sembra doverosa, visto che lei già mi sembra persona – e professionista – precisa, attenta al contesto e intellettualmente onesta.



Lei ad un certo punto scrive:
“Sembra sempre più difficile accettare il fatto che d’estate “faccia caldo”.
In passato ci si difendeva dal caldo e dal freddo in modo naturale, progettando gli edifici con criteri costruttivi passivi efficaci, senza la necessità di ricorrere ad un’impiantistica spinta ed energivora.
Eppure ci capita spesso di pensare alle “case vecchie” come ad edifici freschi d’estate o al piacevole tepore di un semplice caminetto acceso”.

Posto che anch’io sono d’accordo con lei sul fatto che in giro c’è troppa gente che esagera con l’aria condizionata, e che è assurdo entrare in un supermercato e trasformarsi in statue di ghiaccio per poi “sciogliersi” quando se ne esce, o è altrettanto assurdo doversi portare in ufficio la sciarpa o la felpa per non ammalarsi, vorrei solo precisare che in passato, diciamo una trentina di anni fa, quando ero una bambina, le stagioni erano climaticamente diverse dalle attuali.
Mi spiace dover ricorrere al proverbio, ma è proprio vero, “non ci sono più le mezze stagioni”; “ai miei tempi” la primavera era sui 20 gradi (dobbiamo ripensare a questo maggio 2011? Per la cronaca, il 30/04/2011 ho portato i bambini in piscina, perché c’erano 30 gradi!!!), l’estate era calda ma non afosa come ora (e raramente si raggiungevano così di frequente i picchi di 33/35 gradi), l’autunno era mediamente piovoso e le temperature tornavano a calare, accompagnandoci verso inverni a volte rigidi (ma nevosi, quindi comunque “mitigati” dalla neve), altre volte miti.
Soprattutto qui a Milano, nella maledettamente infossata Pianura Padana, questo cambio climatico si sente eccome e, per favore, non mi dica anche lei che si tratta solo di suggestioni amplificate dai media perché “… in realtà, dai rilevamenti effettuati dai centri meteorologici negli ultimi 100 anni, l’estate più torrida fu quella del 1902, in cui, nella cittadina di Vidigulfo, si registrò per un solo giorno e solo alle ore 14.00 la temperatura record di 39,7 gradi…….” (giusto per parafrasare i “media” di cui sopra).
Mio papà mi parla ancora di una sua dipendente sudamericana, venuta in Italia più di 25 anni fa, che gli esternava sempre la sua ammirazione per il meraviglioso clima mediterraneo che aveva trovato qui, e che invece mancava nel suo Paese… e dalle descrizioni che ne faceva, il clima sudamericano di allora mi sembra purtroppo molto simile a quello italiano di adesso.
Insomma, ammettiamolo, qui
il clima sta diventando tropicale, senza troppi giri di parole: abbiamo periodi torridamente cocenti, poi periodi esageratamente piovosi, e infine periodi rigidi, ma in quest’ultimo caso molto più rigidi del “rigido” tropicale, perché comunque alla fine restiamo sempre e comunque attorniati da catene montuose che fanno sentire anche loro la propria influenza.
Per illustrarle ulteriormente le cose, le faccio un esempio: mi ricordo perfettamente che, da adolescente, rientravo a casa da scuola alle 2 del pomeriggio di giugno, con in spalla lo zaino di poliestere, che faceva sudare solo a guardarlo, strabordante di libri e di dizionari, e riuscivo a permanere all’interno dell’autobus, che era un cassone di ferro e lamiere sbuffante gasolio, inquinante come una petroliera, col motore che scaldava l’abitacolo manco fosse una caldaia industriale, senza sudare, senza boccheggiare per il caldo, senza sentirmi mancare l’aria a causa dell’afa… ed erano sufficienti i finestrini abbassati!

Al massimo avevo una striscia di schiena sudata in prossimità della zona su cui poggiava lo zainone, ma quello credo fosse proprio per colpa del poliestere.
Oggi, invece, se si sale su un autobus che non ha l’aria condizionata, si scende alla fermata successiva, sebbene non sia la nostra. Anche se i finestrini vengono abbassati, il mezzo si surriscalda talmente che si preferisce sfidare la sorte scarpinando fino alla propria destinazione a piedi, anche rischiando l’insolazione, piuttosto che assicurarsi il ricovero ospedaliero certo per disidratazione e colpo di calore.
Quindi, tornando al discorso iniziale, è vero, spesso e volentieri si usa l’aria condizionata in maniera smodata ed eccessiva, ma l’estate non è più quella di una volta, la temperatura e l’umidità sono sensibilmente aumentate, peggiorando la nostra percezione del caldo, e a volte difendersene in modo naturale, magari semplicemente arieggiando le stanze nelle ore più fresche e ombreggiandole in quelle più calde, non è sufficiente.
E anche in alcune care “case vecchie” ci si ritrova purtroppo costretti ad installare il condizionatore.
In conclusione, in questo articolo lei di massima ha ragione, ma non per tutti i contesti. Spero non me ne voglia!



Fatta eccezione per la torrida estate del 2003, le ultime stagioni hanno alternato periodi di grande caldo (agosto 2011 non ha fatto eccezioni), più o meno prolungato, ad un clima nella norma, con temperature spesso gradevoli (ma non vivo a Milano).
I miei ricordi d’infanzia sono molto simili a quelli della lettrice, ma temo che dipenda dalla diversa percezione del caldo che si ha da ragazzini…

L’installazione di un impianto di aria condizionata nelle case prefabbricate è chiaramente possibile.
Ci si può limitare alla semplice predisposizione, in genere economica, rimandando il completamento dell’impianto alla successiva verifica del comportamento estivo dell’edificio.
I principali impianti di raffrescamento alternativi all’aria condizionata sono
le pompe di calore a ciclo reversibile (a pavimento o ad aria) e gli impianti di ventilazione meccanica controllata dotati di centralina di refrigerazione e deumidificazione.
Si tratta di
soluzioni tecniche a basso consumo di energia e, pertanto, ecologiche e perfettamente compatibili con la filosofia costruttiva degli edifici in legno.
Se non è davvero possibile evitare il ricorso all’aria condizionata, l’impianto va utilizzato correttamente, impostando temperature d’esercizio non troppo basse (pari alla metà della temperatura esterna + 10° C), con una bassa velocità dell’aria (inferiore a mezzo metro al secondo) e pulendo regolarmente i filtri.

(VARIE) DOMANDE SULLE CASE PREFABBRICATE

LE TEMATICHE SULLE CASE PREFABBRICATE SONO POTENZIALMENTE INESAURIBILI.
IL MATERIALE PUBBLICATO REPERIBILE SUL BLOG E’ DAVVERO VASTO E PUO’ ESSERE UTILE FORNIRE QUALCHE RISPOSTA SINTETICA A SPECIFICI QUESITI.

Volevo chiederle alcune informazioni che, pur andando a caccia selvaggia nel web, non ho ancora avuto:
La prima riguarda l'umidità che nella nostra zona si sviluppa tanto d'estate, quanto d'inverno: il legno, che mi risulta essere suscettibile a questo clima, non si rovina? 
Come viene impedito che la forte presenza di umidità rovini la struttura in legno?

Legno ed acqua non vanno d’accordo.
La persistenza di condizioni d’alta umidità può senz’altro danneggiare l’abitazione. In particolare vanno temute le risalite d’acqua dal terreno per capillarità dovute allo scarso isolamento dell’attacco al suolo dei muri e l’assenza di guaine impermeabilizzanti. Devono perciò essere eseguite tutte le disposizioni costruttive e le norme tecniche fornite dalla ditta di case prefabbricate per la realizzazione della platea di fondazione. Questo è soprattutto il vero punto critico.
Le pareti finite a cappotto non risentono delle condizioni ambientali esterne e possono essere montate senza problemi anche in zone considerate umide.

Come è possibile che con un terreno di proprietà mi vengano richiesti tanti soldi al mq, tanti quanto quelli di comprare da altra parte e senza le enormi incombenze di costruire??
Il mercato immobiliare dei terreni segue il principio della domanda e dell’offerta.
Negli ultimi anni i lotti edificabili inclusi nei piani regolatori comunali si sono letteralmente esauriti. I pochi terreni residui vengono attualmente venduti a prezzi senz’altro non compatibili con la disponibilità economica del cliente medio delle case prefabbricate.

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Come è possibile che geometri (non architetti, geometri!!) chiedano dal 10 al 12% del valore commerciale della casa finita, per progetto, inerenze e varie altre incombenze tecniche?

La parcella di un geometra (come per qualsiasi progettista) è normata da precise tabelle di calcolo, che si dovrebbero sempre applicare. Solitamente è prassi usuale proporre al cliente uno sconto più o meno sostanzioso. Tenga comunque presente che gran parte dei suoi soldi vanno al fisco e che al tecnico resta meno della metà di quanto indicato in fattura.

Ho letto che non conviene avere due differenti figure: il tecnico e l'azienda costruttrice. E' vero?
In Italia, anche per realizzare edifici ecosostenibili come le case prefabbricate serve un progettista e un direttore lavori (e molte altre figure previste da normativa).
Le ditte di case prefabbricate in legno (come qualsiasi impresa di costruzioni) si limitano a fornire la struttura (mentre in Europa le cose vanno diversamente).


La garanzia che viene tanto decantata dalle case costruttrici: su cosa viene data tale garanzia? Inoltre molte delle piccole e giovani aziende che effettivamente fanno innovative proposte, come possono dare una garanzia trentennale, con capitali versati irrisori...mi spiego se fra 10 anni ho un problema a chi mi rivolgo se ora nascono in moltissimi, ma resistono in pochissimi?

In Italia qualsiasi costruttore deve dare una garanzia a copertura dei difetti strutturali pari a 10 anni (salvo cause esterne dimostrabili).
L’estensione di tale garanzia a 30 anni è una scelta di molte aziende di case prefabbricate ed un aspetto davvero interessante che va concretamente incontro al cliente.
Per quanto riguarda la sua seconda affermazione non ho nulla da aggiungere, dato che ha centrato in pieno il problema.

Inoltre l'ultimo ed annoverato dubbio riguarda invece la competenza dei "tecnici comunali": ad esempio, nel comune dove abbiamo intenzione di costruire, il terreno si trova in mezzo a tante altre case, tutte realizzate negli anni ’70, ma soprattutto troviamo: una casa a due piani, una ad un piano rialzato, una piano terra, una a tre piani. Ed ancora,tetti a due falde, tetti a quattro falde e, in risposta alla nostra volontà di voler costruire una casa ad unico piano, mi viene detto che è assolutamente impossibile e che va rispettato il piano edilizio che prevede: casa a due piani con uno stile rurale (qual'è?), tetto a due falde, lontananza dalla strada in linea con le altre case e non più dentro; insomma una serie di vincoli che ci impediscono di costruire come vogliamo!!
Come è possibile che nel comune adiacente permettano di realizzare obbrobri che non hanno ne capo ne coda?!?!?

Questo tema è davvero interessante e sarà oggetto di uno specifico articolo.
Mi limito quindi ad un paio di personalissime considerazioni.
Negli anni ’70 la regolamentazione urbanistica lasciava davvero a desiderare.
E’ chiaro che il fatto di costruire in una parte del territorio disomogenea per tipologie e caratteristiche costruttive non deve in ogni caso permettere il libero arbitrio.
Un minimo di regole è necessario e va rispettato, ma deve comunque prevalere il buon senso.
La capacità di un bravo progettista è anche quella di riuscire a dare forma compiuta ai vincoli del sito e delle norme previste nel piano regolatore.
Ogni amministrazione possiede i propri strumenti urbanistici, ma concordo con lei che bisognerebbe che comuni vicini si dotassero di strumenti di pianificazione intercomunali (o sovra-comunali) in grado di dare coerenza ad un territorio omogeneo di grandi dimensioni, senza contrasti evidenti tra un confine e l’altro.
Le case prefabbricate possono adattare la propria forma al contesto e pertanto questo aspetto non costituirà comunque un problema.

GUIDA ALLA “GUIDA ALLE CASE PREFABBRICATE”

TANTO MATERIALE DISPONIBILE, TANTI ARTICOLI TEMATICI, RISPOSTE ALLE DOMANDE DEI LETTORI, TECNICA, PROGETTAZIONE, VANTAGGI. 
LA GUIDA ALLE CASE PREFABBRICATE E’ UNO STRUMENTO UTILE, MA SEMPRE PIU’ IMPEGNATIVO.

Ho letto molti articoli, ma sembrano non finire mai…..
Sono molto interessanti, ma …. troppi…..
Più leggo e più mi viene mal di testa…..
C’è un modo per selezionare i post?.....

Quando ho iniziato a pubblicare articoli sulle case in legno (nel 2009) mi ero posto un unico obiettivo:  dare risposta compiuta ai molti dubbi che assillano il potenziale cliente di una casa prefabbricata, far luce sui pregiudizi verso il legno, aiutare a comprendere il percorso da compiere per realizzare un edificio a basso consumo prefabbricato.
Scelsi la piattaforma blogger per la sua semplicità, sacrificando la forma sull’altare dei contenuti.
Oggi questa scelta si rivela, in parte, un limite, a fronte di quasi 300 articoli pubblicati.
Il lettore che entra nel blog per la prima volta si trova in difficoltà, poiché la struttura del blog mette in evidenza gli ultimi articoli, sacrificando i post più vecchi, meno accessibili, pur sempre validi ed attuali nei contenuti.
Qualche strumento è a disposizione del lettore per ovviare il problema e ricercare gli articoli più pertinenti. 

-      Gli “ARTICOLI PUBBLICATI” (colonna a sinistra) permettono di reperire, mese per mese, i singoli articoli, evidenziando il titolo.
-      Gli “ARGOMENTI DEL BLOG” (colonna a destra) rappresentano le “etichette” che raggruppano tematicamente i singoli articoli.  Cliccando su di una categoria, si può accedere all’intera lista dei post inerenti lo specifico argomento.
-      La “RICERCA NEGLI ARTICOLI” (colonna a destra) permette di digitare una singola parola, ottenendo gli articoli più pertinenti.  A mio avviso uno strumento estremamente utile.
-      Il “RANDOM POST” (colonna a destra) sceglie semplicemente un post a caso. 
-      Cliccando sul testo evidenziato negli articoli si viene rimandati a post che approfondiscono il contenuto sottolineato.  Anche questa può essere una modalità utile per “muoversi” tra i post.
-      In fondo ai singoli articoli (vanno aperti singolarmente, cliccando sul titolo), compaiono infine 4 miniature collegate ad altrettanti articoli dello stesso argomento (analogamente alle “etichette”). 

Si tratta di strumenti intuitivi e certamente scontati per molti lettori, ma possono aiutare certamente chi ha meno dimestichezza con un blog.
Un’ultima annotazione rispetto alle richieste che mi giungono via mail.
Scrivere articoli richiede tempo ed energia che sottraggo volentieri alla mia attività di tecnico. 
Rispondo con piacere alle domande di interesse generale (utili per fornire nuovi contenuti e spunti di approfondimento).
NON RISPONDO a richieste generiche di consulenza (gratuite o non), non compatibili con la mia attività lavorativa che privilegia gli incarichi ed i committenti con cui ho preso dei precisi impegni professionali, possibilmente non troppo distanti dal mio studio.
Resto a completa disposizione di chi necessiti di un tecnico specializzato sulle case prefabbricate a basso consumo o desideri un preventivo per la costruzione di una casa in legno.

PILLOLE – PARETI INTERNE

Ho un dubbio relativo alle pareti interne delle case prefabbricate. Mi sembra di aver capito che alcune ditte utilizzano muri interni portanti.  Ho visto spessori di 13, 14 ed anche 16 centimetri. 
La mia paura è che la casa non sia più modificabile in un secondo tempo.
Nella mia abitazione attuale abbiamo spostato alcune pareti negli anni, senza difficoltà.
Preferirei che le pareti fossero leggere, tipo tramezze. 
E’ molto importante e può persino essere un motivo di scelta della ditta (se esiste qualche costruttore disponibile ad accontentarmi).

Innanzitutto mi scuso, ma mi fa sorridere l’immaginarvi all’opera in questi continui spostamenti di pareti (è davvero necessario?).
In teoria non ci sono particolari problemi a realizzare qualche parete leggera.
E’ però fondamentale che la statica dell’edificio sia concepita in modo corretto, in rapporto ai carichi, alle caratteristiche del terreno, alla zona sismica. 
I muri interni delle case prefabbricate hanno funzione portante, poiché i carichi verticali vengono ripartiti sulle pareti e scaricano il proprio peso sulle fondazioni. 
Le travi dei solai vengono ordite secondo il posizionamento dei muri interni, evitando luci troppo grandi.
E’ poi da considerare la funzione di controventamento delle pareti interne nelle case in legno. 
Questi elementi servono per irrigidire la struttura, resistendo efficacemente alle spinte laterali prodotte durante i terremoti. 
Molti progetti non prevedono un numero sufficiente di pareti o sottodimensionano questi elementi per esigenze funzionali, imponendo l’introduzione di elementi statici aggiuntivi (in genere pilastri in acciaio).
Con il massimo rispetto per il lettore, ritengo che l’ultima frase contenga un atteggiamento discutibile verso le case prefabbricate, pretendendo di piegarne la tecnologia a proprio piacimento, ignorandone evidentemente le caratteristiche costruttive.

TERREMOTI E COSTRUZIONI PREFABBRICATE

LE CASE PREFABBRICATE SONO ABITAZIONI ANTISISMICHE.  
IL LEGNO E’ UN MATERIALE ELASTICO CHE SI PRESTA A REALIZZARE STRUTTURE, NON SOLO ABITATIVE, RESISTENTI AD EVENTI DI MAGNITUDO ELEVATA.

Abito in Friuli, in una zona interessata dal terremoto del 1976.
Circa 21 anni fa ho acquistato la casa che fu dei miei parenti, costruita in due tranche alla fine della seconda guerra mondiale, senza fondamenta, su tre piani, in mattoni forati.
A seguito del terremoto del 1976 la casa è rimasta in piedi non subendo apparentemente danni e da allora non sono stati fatti lavori di adeguamento antisismico.
L’edificio è stato ristrutturato  con cappotto e varie migliorie (infissi, impianti elettrico e idrotermosanitario).
Sono sinceramente preoccupato per un nuovo terremoto: così com'è e come sono distribuiti i pesi, temo fortemente che il fabbricato non regga a nuove scosse come ha resistito la prima volta.
Vorrei risparmiare sulle spese per il riscaldamento ed avrei pensato seriamente di costruirmi una casa nuova vendendo l’edificio esistente.
C'è maggiore convenienza economica (oltre che l'importanza della sicurezza antisismica) nel medio termine a recuperare il fabbricato esistente o a costruirne uno nuovo in bioedilizia?

La riedificazione degli insediamenti distrutti dal terremoto in Abruzzo è avvenuta in buona parte rivolgendosi ad aziende costruttrici di case prefabbricate in legno.
Una scelta dettata dalla necessità di ricostruire in tempi ridotti ed a costi certi, ma soprattutto dall’esigenza di resistere a qualsiasi futuro evento sismico senza danni.
Le case prefabbricate rappresentano un’eccellente soluzione, poiché il legno, per sua natura, possiede elevate caratteristiche di elasticità e resistenza a trazione.
Le forze dinamiche sprigionate durante i terremoti, non presenti per il resto della vita dell’edificio, sollecitano le strutture con carichi (direttamente proporzionali all’intensità) e linee di spinta che non vengono calcolate dallo strutturista, ove il rischio sismico non sia presente.
I carichi statici hanno una direzione prevalentemente verticale o determinano sulle pareti spinte orizzontali ed oblique (nelle zone di attacco di solai e tetto) di semplice valutazione.
Al contrario, l’energia liberata durante il sisma produce forze di tipo dinamico, che vanno quantificate dimensionando correttamente la struttura degli edifici da costruire nelle zone a rischio tellurico. 
Con il cemento armato e l’acciaio l’incidenza di questo fattore determina un inevitabile sovradimensionamento strutturale, con un conseguente aggravio dei costi degli edifici realizzati in zona sismica.
Il legno, al contrario, non necessita di un particolare aumento delle sezioni, a patto di assicurare un buon controventamento ai carichi laterali (che vengono generati durante il terremoto). 
A tal fine è importante che le pareti interne delle case prefabbricate possiedano funzione portante e che possano offrire un’adeguata resistenza. 
In soldoni, una casa in legno troppo “vuota”, con poche pareti o particolarmente vetrata, può risultare poco resistente, necessitando di rinforzi, come pilastri o travi in acciaio.
Anche la platea di fondazione dovrà essere dimensionata correttamente poiché dovrà possedere una buona elasticità, per ammortizzare efficacemente l’energia sprigionata del terremoto.
Gli ancoraggi dell’edificio al solaio della platea saranno in numero maggiore rispetto ad un edificio analogo da realizzarsi in zona a basso rischio.
Il consolidamento di un edificio esistente in muratura realizzato in zona sismica è comunque possibile, ma devono essere eseguiti dei sondaggi nelle zone nevralgiche per valutare i necessari interventi e i costi derivanti.
La spesa per l’adeguamento antisismico dipende da caso a caso e non è da escludere che l’edificio possa essere ristrutturato con una spesa complessiva ancora conveniente rispetto alla riedificazione ex-novo, pur con caratteristiche energetiche assai distanti dalle case prefabbricate.

CASE PREFABBRICATE SU PALAFITTE

Ho la possibilità di acquistare un terreno edificabile dove vorrei fare la mia casetta/studio di pittura. 
La casa si trova a livello 0 su quello del mare ed il terreno è soggetto ultimamente a frequenti allagamenti (c'è un fosso consorziale adiacente alla stradina di accesso), e l'acqua è arrivata a raggiungere i 50 cm (4-5 volte l'anno, a quanto dicono i vicini confinanti).
Un confinante che ha ristrutturato la sua casetta ha alzato il basamento di circa 50 cm, ma a quanto dice l'acqua è ugualmente entrata in casa.
Vorrei sapere se in questi casi sia possibile edificare una palafitta (alta 1m e mezzo) con un prefabbricato, e se avete già realizzato progetti di questo tipo.

Ci penserei un po’ prima di acquistare questo terreno acquitrinoso…
Se proprio non è possibile rinunciare, le soluzioni tecniche ci sono e vanno studiate sin dal progetto.
L’esecuzione di una platea che fuoriesca dal terreno (un vero e proprio “zoccolo” basamentale) è ovviamente indispensabile. 
L’altezza del basamento dovrebbe essere cautelativa, al fine di evitare problemi causati da eventi di portata eccezionale.
Legno ed acqua non vanno molto d’accordo.
I costruttori di case prefabbricate forniscono lunghe garanzie, ma non è da escludere che rinuncino alla costruzione di fronte a condizioni del sito non idonee al montaggio.
In questo caso specifico avrei più di una perplessità.
La soluzione a palafitta è chiaramente vincolata alle specifiche di ancoraggio richieste dalle ditte di case in legno che prevedono sempre un solaio (sia che si tratti di platea contro terra che di un piano interrato) su cui montare l’edificio, secondo dettagli esecutivi da realizzare attenendosi scrupolosamente alle indicazioni.
In teoria non ci sono particolari controindicazioni. 
Si tratta di una sorta di portico “ribassato” su pilotis, generalmente progettabile senza particolari difficoltà.
La presenza dell’acqua suggerisce uno studio geologico e geotecnico approfondito della composizione e portata del terreno, preventivo rispetto all’acquisto del lotto.
Consiglio inoltre un incontro preventivo con i tecnici comunali per assicurarsi che una soluzione di questo tipo possa venire accettata e sia coerente con il regolamento edilizio vigente.