IL
CALCOLO DEL FABBISOGNO TERMICO DI UN EDIFICIO CONSIDERA SVARIATI FATTORI E NON PUO’
ESSERE OVVIAMENTE LIMITATO ALL’ANALISI DELLA SOLA STRATIFICAZIONE DELLA PARETE ESTERNA.
Desidero complimentarmi con lei sia
per il blog che per il libro, ha destato molta curiosità ed ha fugato molti
dubbi, ma uno molto importante mi è rimasto, ovvero come misurare e/o calcolare
il fabbisogno termico di una casa in legno.
Le chiedo perchè abbiamo acquistato
un terreno e ci siamo fatti fare un progetto che tenga conto delle esposizioni
solari, con buoni frangisole e corretta disposizione dei punti cardinali.
Ora però dobbiamo andare a definire
che impianti corretti abbinare.
Noi non vorremmo il gas, siamo
propensi al solare e fotovoltaico, nonchè la pompa di calore, cosa ne pensa?
Il fabbisogno termico di un edificio comprende il consumo di energia per il
riscaldamento invernale (e l’eventuale raffrescamento estivo), oltre all’acqua
calda sanitaria, che è ovviamente indipendente dal grado di isolamento del
fabbricato.
Anche
un edificio a bassissimo consumo energetico, in grado di limitare al minimo le
dispersioni termiche, consumerà una certa quantità di gas o elettricità per
scaldare l’acqua sanitaria, la cui entità dipende dalle dimensioni e dalle
abitudini del nucleo abitativo.
Un
calcolo termico corretto non è quindi possibile senza un coinvolgimento del
committente, in quanto esso andrà tarato sulle esigenze, personali e
specifiche, delle persone che abiteranno l’edificio.
La
componente termica delle case in legno a basso consumo è generalmente minima,
grazie al notevole isolamento termico dell’involucro edilizio, ma va comunque
calcolata in base all’orientamento, alla fascia climatica ed allo sviluppo
superficiale del volume edilizio, che può risultare più o meno disperdente.
La
scelta dell’impiantistica più idonea per una casa prefabbricata non dovrebbe mai
essere fondata su criteri puramente emotivi (che bella la VMC, mi piacerebbe eliminare
il gas, vorrei il fotovoltaico,....), ma va considerata l’effettiva richiesta
di energia complessiva, considerando che gli impianti termici vanno correttamente
dimensionati in funzione del reale fabbisogno.
Le
eventuali soluzioni alternative vanno confrontate nell’ottica di un rientro
economico, comunque in un arco di tempo ragionevole e non superiore ai 10 anni,
tenendo conto di eventuali incentivi fiscali e di un minore costo dell’energia
per le soluzioni basate sulle fonti rinnovabili come il solare e le biomasse.
Per
fare un esempio, le pompe di calore geotermiche possiedono un coefficiente di
rendimento molto elevato e consumano poca energia elettrica per il
funzionamento (sono quasi sempre in abbinamento a pannelli solari
fotovoltaici), con consumi insignificanti per le case in legno a basso consumo,
ma hanno un costo di fornitura ed installazione assai elevato, che ne
sconsiglia l’impiego per le abitazioni mono e bifamiliari, mentre risultano
molto redditizie come impianto centralizzato per edifici plurifamiliari o
interventi con più unità abitative (condomini, residence, case a schiera,
complessi residenziali).

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